El Aynaoui e la famiglia sequestrati in villa dai ladri: “Abbiamo avuto paura, grazie per la vicinanza”
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Redazione Sport
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Una pattuglia della Squadra mobile è giunta sul posto intorno alle tre e mezza, ma a quell’ora, ormai, dei sei era già sparita ogni traccia. L’allarme, nel quartiere Castel Fusano all’Infernetto, era scattato dopo una telefonata concitata al centralino del 112: dall’altro capo del filo, la voce del centrocampista della Roma Neil El Aynaoui, ancora sotto choc per quanto accaduto nelle stanze della sua stessa abitazione. La notte tra lunedì e martedì, per il calciatore franco-marocchino e i suoi familiari, si è trasformata in un incubo lungo interminabili minuti, quando una banda composta da sei individui – tutti vestiti di nero, con i volti coperti da passamontagna e armi in pugno – ha fatto irruzione nella villa dopo aver divelto una grata e forzato la porta finestra del salone con un attrezzo specifico, forse un cacciavite o un piede di porro.
Un commando nell’oscurità: la dinamica dell’irruzione e il terrore in famiglia
I malviventi, secondo una prima ricostruzione degli investigatori che parlano di un accento riconducibile all’Est Europa, si sono mossi con sicurezza all’interno dell’abitazione, dimostrando una professionalità che lascia pensare a un colpo studiato nei dettagli. Hanno intercettato prima la madre del giocatore, che era ancora sveglia, e l’hanno immobilizzata con la minaccia delle pistole; subito dopo hanno raggiunto le camere da letto, sorprendendo nel sonno El Aynaoui insieme alla moglie e, in una stanza attigua, il fratello con la sua compagna. Il momento più drammatico è stato quando i sei hanno costretto tutti e cinque i componenti della famiglia a radunarsi e li hanno chiusi in un'unica stanza, tenendoli sotto controllo per poter rovistare indisturbati nelle altre aree della villa.
La sensazione di impotenza, come raccontato poi dallo stesso sportivo, è stata totale: l’unica cosa che potevano fare era aspettare che quegli sconosciuti finissero di saccheggiare la casa, portando via ciò che di più prezioso riuscivano a trovare. Il bottino, quantificato in via provvisoria in circa diecimila euro, comprende gioielli, un orologio Rolex e alcune borse griffate, oggetti di valore ma facilmente occultabili e trasportabili nella fuga.
Indagini serrate e un episodio che si ripete nella Capitale
Solo quando il rumore dei passi si è affievolito e il silenzio è tornato a regnare, El Aynaoui e i suoi cari hanno trovato il coraggio di uscire dal loro improvvisato carcere domestico per lanciare l’allarme. Gli agenti della sezione antirapina, giunti sul posto, hanno immediatamente avviato i rilievi, concentrandosi sulla ricerca di impronte digitali e tracce biologiche lasciate dai malviventi, sebbene questi avessero agito con i guanti. Gli inquirenti stanno ora setacciando le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della zona, un lavoro reso più complesso dal fatto che la telecamera esterna della stessa villa del calciatore sarebbe stata disattivata o neutralizzata al momento dell'arrivo del commando.
L'episodio che ha visto protagonista il centrocampista giallorosso, il quale ha voluto ringraziare pubblicamente per la solidarietà ricevuta dichiarando ai cronisti: "Abbiamo avuto paura, ma io e la mia famiglia stiamo bene e questa è la cosa più importante", si inserisce in una scia purtroppo nota nella Capitale. Le zone residenziali come l’Infernetto, Eur e la Camilluccia, proprio per la presenza di personalità dello spettacolo e dello sport, sono da anni nel mirino della criminalità specializzata in furti in appartamento e rapine, un fenomeno che aveva già colpito, solo nei mesi scorsi, altri calciatori come Matias Vecino, Mario Gila, e in precedenza anche Chris Smalling e Nicola Zalewski.
La dinamica del colpo, la rapidità d'esecuzione e la capacità di neutralizzare le vittime senza lasciare loro scampo, fanno propendere gli inquirenti per l'azione di una banda di professionisti, abituata a colpire obiettivi "alti" e a svanire nel nulla prima dell'arrivo delle forze dell'ordine.




