Il G7 di Evian e la svolta di Trump: sanzioni alla Russia e un disgelo (quasi) totale con l’Ucraina
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Redazione Esteri
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ÈVIAN-LES-BAINS – A pochi passi dal lago Lemano, dove le acque placide sembrano voler cullare la politica internazionale, il G7 si appresta a vivere la sua giornata conclusiva con un'agenda che tiene il mondo col fiato sospeso, nonostante la consueta ritualità dei grandi summit. Oggi, nei saloni dell'Hôtel Royal, si respira un'aria diversa rispetto ai toni aspri del recente passato, soprattutto per quanto riguarda il fronte orientale.
Dopo le tensioni accumulatesi nei mesi scorsi, culminate in un confronto nello Studio Ovale che aveva lasciato più di una scoria, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente americano Donald Trump si preparano a un nuovo faccia a faccia, un incontro che molti osservatori considerano cruciale per il prosieguo del conflitto.
Non è un segreto che i rapporti tra i due siano stati tutt'altro che idilliaci, e la frase "you don't" pronunciata a Washington era sembrata un epitaffio sulla loro intesa; tuttavia, il vertice francese sembra offrire l'occasione per un rilancio del dialogo, come dimostra l'ottimismo cauto che filtra dalle delegazioni.
L'ultimatum a Putin e la minaccia di nuove sanzioni
Il vero colpo di scena, però, arriva dalle dichiarazioni dello stesso Trump, il quale, parlando ai giornalisti, ha rivelato di aver sentito il presidente russo Vladimir Putin, ribadendo con tono perentorio che "deve fare un accordo".
Il capo della Casa Bianca, forte del suo ruolo ormai consolidato da più di un anno alla guida del Paese, ha assicurato che farà "tutto ciò che è in mio potere" per arrivare a una soluzione negoziata, e ha gettato sul tavolo una carta che potrebbe cambiare le dinamiche del conflitto: la possibilità di reintrodurre "presto" le sanzioni al petrolio russo.
Una mossa che suona quasi come un avvertimento a Mosca, considerando che le restrizioni erano state allentate in seguito alla crisi energetica scatenata dal conflitto in Iran per garantire la stabilità dei prezzi del greggio; ora che le acque nello Stretto di Hormuz sembrano calmarsi, Trump sembra intenzionato a stringere nuovamente la morsa sull'economia di Putin, e lo fa a chiare lettere, dichiarando che il momento è giunto perché il petrolio ora scorre regolarmente.
Questo cambio di rotta, se confermato, rappresenterebbe un segnale fortissimo di unità da parte dei Grandi, che nel corso del vertice hanno ribadito il loro sostegno "incrollabile" all'Ucraina e alla sua sovranità territoriale, trovando un terreno comune sulla necessità di intensificare le pressioni su Mosca.
Il "disgelo" tra Trump e Meloni: un chiarimento sull'unità dell'Occidente
Non solo il fronte ucraino, però, ha animato le discussioni ai margini del vertice. La macchina fotografica ha colto momenti di intenso scambio tra il presidente americano e la premier italiana Giorgia Meloni, suggellando quella che le fonti diplomatiche hanno definito una sorta di "disgelo" dopo le recenti frizioni. A margine della cena dei leader, i due hanno avuto un "incontro di chiarimento", un colloquio utile a riallineare le posizioni e a ribadire quell'unità dell'Occidente che Meloni considera un principio necessario in questo momento storico complesso.
La stessa premier, in un video che ha fatto il giro del mondo, è stata ripresa mentre scherzava con Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, dicendo "Siamo sempre stati amici", una battuta che ha sdrammatizzato le tensioni degli ultimi mesi, durante le quali l'amministrazione americana aveva criticato l'Italia sul dossier iraniano. I due leader, dopo essersi chiariti, hanno ribadito l'importanza di procedere compatti, un messaggio che arriva diretto sia agli alleati europei che agli avversari globali.
Versailles e la diplomazia dello spettacolo
Mentre la macchina del G7 macina decisioni e dichiarazioni, un altro scenario fa da sfondo a questo ultimo giorno di vertice: la sera, infatti, il presidente francese Emmanuel Macron riceverà Donald Trump nella reggia di Versailles per una cena di gala che celebra il 250° anniversario dell'indipendenza americana, un evento che sa tanto di diplomazia classica quanto di gesto politico calibrato.
La scelta di Versailles, il palazzo del Re Sole, non è casuale: Macron, che ha sempre avuto un rapporto di altalenante intimità con il tycoon, ha scelto la magnificenza dell'architettura barocca per omaggiare gli 80 anni del presidente americano e per rinsaldare i legami transatlantici in un momento di grandi trasformazioni geopolitiche.
La cena, che si terrà negli stessi luoghi in cui nel 1783 venne firmata la pace che sancì la nascita degli Stati Uniti, rappresenta un messaggio di continuità storica e di amicizia, un rituale che Macron ha già sperimentato con successo in passato con altri leader. I riflettori, quindi, si sposteranno presto dal lago di Ginevra alle sale affrescate di Versailles, dove il potere si mescola alla storia e la politica si veste di cerimonia.




