Jannik Sinner accorcia le distanze nel ranking: la vittoria come motore, la teoria di Johnson su Alcaraz e il “Sunshine Double” mancato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel tennis, più che in altri sport, la logica che vincere aiuta a vincere assume i contorni di una legge quasi matematica, laddove ogni successo non solo gonfia il palmarès ma alimenta una progressione inarrestabile nella classifica mondiale, una dinamica che Jannik Sinner sta interpretando con la precisione di un orologiaio. L’altoatesino, approdato alla finale del Miami Open – la quarta raggiunta nelle ultime cinque partecipazioni al torneo – si gioca la possibilità di mettere le mani sul suo secondo Masters 1000 dell’anno, un’occasione che gli consentirebbe di esercitare una pressione sempre più stringente su Carlos Alcaraz, l’attuale numero uno del ranking.

È proprio sul leader della classifica, e sulle sue recenti prestazioni in terra statunitense, che si è concentrata l’attenzione di Steve Johnson. Nel corso dell’ultima puntata del podcast “Nothing Major”, l’ex tennista americano ha elaborato una teoria per spiegare le difficoltà incontrate dal giovane spagnolo nei due grandi appuntamenti del “Sunshine Double”, ovvero i Masters 1000 di Indian Wells e Miami. Johnson, analizzando il rendimento di Alcaraz, ha ipotizzato che la causa di queste prestazioni altalenanti possa risiedere in un eccesso di impegni collaterali, quelle che lui stesso ha definito “troppe attività extra” che il tennista iberico si trova a dover gestire durante la trasferta negli Stati Uniti, un aspetto che finirebbe per distrarlo dalla concentrazione esclusiva richiesta dai campi in cemento.

La scalata di Sinner nella Race e la striscia di risultati sul cemento americano

Mentre Alcaraz cercava di navigare le acque agitate di un periodo complesso, Sinner ha invece intrapreso una striscia di risultati che sta ridisegnando le gerarchie immediate del circuito. Il mese di marzo ha consegnato un’immagine del giocatore italiano in stato di grazia, capace di imporsi con autorevolezza al Masters 1000 di Indian Wells e di spingersi fino alle semifinali di Miami, una serie di affermazioni caratterizzate da una nettezza nei punteggi che lascia pochi spazi agli avversari. Questa continuità di rendimento, costruita su un tennis essenziale e potente, ha avuto l’effetto di cancellare rapidamente le ombre lasciate dalla sconfitta in semifinale agli Australian Open e dall’eliminazione precoce nell’ATP 500 di Doha, riportando il fuoriclasse altoatesino a esprimere il suo miglior tennis su una superficie, quella statunitense, che sembra esaltarne le caratteristiche tecniche.

L’avvicinamento nella ATP Race, la classifica che tiene conto dei soli risultati stagionali, è stato altrettanto deciso. Sinner, grazie alla sua marcia costante, ha ridotto con prepotenza il divario che lo separava da Alcaraz, arrivando a un passo dal ricucire quasi completamente lo strappo accumulato in precedenza. Ogni vittoria consecutiva, ogni turno superato senza cedere set, ha rappresentato per l’azzurro un’opportunità per accumulare punti preziosi, scalando posizioni virtuali che ora lo proiettano a ridosso del vertice in attesa dell’ultimo atto del torneo in Florida.

Il golf e le distrazioni: la tesi di Johnson sul momento complicato di Alcaraz

Nel dettaglio della sua analisi, Steve Johnson è stato particolarmente esplicito riguardo alle cause che potrebbero aver influenzato il rendimento dello spagnolo in questi ultimi due appuntamenti. Secondo l’ex tennista americano, Alcaraz avrebbe trascorso gran parte del suo tempo tra Indian Wells e Miami dedicandosi al golf, un’attività che, seppur lecita e rilassante per molti atleti, rischierebbe di trasformarsi in un fattore distraente quando le energie mentali andrebbero invece preservate per i tornei. “A Indian Wells e Miami Carlos ha trascorso tutto il tempo a giocare a golf”, ha commentato Johnson, suggerendo implicitamente che la gestione del tempo libero in un periodo così denso di impegni agonistici possa aver inciso sulla freschezza atletica e mentale del numero uno al mondo.

La prova di questa difficoltà si è vista concretamente sul campo. Dopo un avvio di stagione trionfale, culminato con la vittoria agli Australian Open, Alcaraz ha mostrato segni di cedimento nei due Masters 1000 americani. In particolare, a Miami, l’eliminazione è arrivata per mano di Sebastian Korda, un ko che ha messo in luce una prestazione ricca di alti e bassi, lontana dalla solidità mostrata nei mesi precedenti. Un periodo, questo, che ha interrotto la sua marcia e ha permesso a Sinner, al contrario, di recuperare terreno in maniera significativa in classifica, trasformando la finale di Miami in un potenziale punto di svolta per gli equilibri di vertice del circuito maschile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.