Pontida, Salvini sfida i governatori: «La forza non sono i dirigenti, ma il popolo»
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Redazione Interno
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PONTIDA (Bergamo) — Il pratone di Pontida è tornato a riempirsi, ma il clima è tutt'altro che disteso. Matteo Salvini ha scelto la platea dei giovani leghisti, riuniti nella serata di vigilia sotto il tendone piantato sul sacro suolo della bergamasca, per lanciare un messaggio che suona come una risposta diretta alla fronda dei governatori del Nord. «La forza della Lega non sono i singoli, non sono i dirigenti, non sono i ministri e i parlamentari, siete voi, il popolo di Pontida», ha urlato il segretario federale, accolto dal coro «C'è solo un capitano».
Il gelo con i governatori
Alla vigilia dell'appuntamento sul pratone, il leader del Carroccio ha riunito a Milano il fronte dei presidenti di Regione. Attilio Fontana per la Lombardia, Massimiliano Fedriga per il Friuli-Venezia Giulia, Maurizio Fugatti per il Trentino e Luca Zaia, ora presidente del Consiglio regionale del Veneto, hanno parlato con Salvini per circa un'ora e mezza. Al centro del confronto, la richiesta di un maggiore coinvolgimento dei territori e di un cambio di passo nella gestione del partito.
La nota diffusa al termine dell'incontro parla di «proficuo scambio di idee» e della «volontà comune di rafforzare e far crescere la Lega, valorizzando ancora di più il ruolo degli amministratori e dei territori». Ma la quadra, a quanto filtra, non è stata trovata.
La richiesta di federalismo interno
Sullo sfondo resta la richiesta dei governatori di una modifica dello statuto in senso federale, con l'eventuale creazione di un'associazione del Nord che raccolga le istanze settentrionali. Salvini non ha mai nascosto le proprie perplessità di fronte all'ipotesi di spacchettare il partito in tre tronconi. «Abbiamo sfide internazionali talmente importanti che non possiamo pensare di avere partiti nei partiti», ha detto nei giorni scorsi, rivendicando la propria linea unitaria.
I governatori, dal canto loro, non hanno i numeri per mettere in discussione la leadership, ma sanno di poter contare su un consenso diffuso tra la base, soprattutto in Lombardia e Veneto.
Remigrazione e secessione
Sul pratone, intanto, i temi identitari la fanno da padrone. Le magliette con la scritta «remigrazione» campeggiano tra i militanti, mentre dal megafono dei giovani leghisti partono cori contro l'immigrazione irregolare. Lo slogan scelto per il raduno, «Non passa lo straniero», mutuato dal canto patriottico La Leggenda del Piave, campeggia in ogni angolo del prato. Non sono mancate neppure le voci fuori dal coro: qualcuno tra i giovani ha protestato chiedendo un ritorno alla Lega Nord e gridando «Vogliamo la secessione».
Il problema della «panza»
Salvini ha affrontato la serata con l'autoironia che lo contraddistingue. Dopo aver dato le ultime disposizioni su come transennare sotto il palco e aver attaccato un giornalista di Repubblica, il segretario ha indicato quello che, a suo dire, è l'unico problema della due giorni bergamasca. «La panza», ha detto dal palco. «Per stasera mi è già arrivato l'invito dai friulani per il frico, dagli abruzzesi per gli arrosticini, dai marchigiani per il fritto di pesce».
Un modo per stemperare la tensione, ma anche per rivendicare la dimensione nazionale di un partito che, secondo il suo leader, vince solo se resta unito «da Nord a Sud».
L'ombra di Vannacci e i numeri che preoccupano
Il raduno arriva in un momento delicato per il Carroccio. I sondaggi continuano a segnalare una sofferenza elettorale: secondo le rilevazioni più recenti, la Lega si attesta intorno al 5,6%, tallonata e ormai superata da Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci, dato al 7,7% e quarto partito del Paese. L'anno scorso proprio Vannacci era stato tra i protagonisti del raduno di Pontida; quest'anno non è previsto il suo intervento sul palco.
La crescita del partito del generale, che nelle ultime settimane ha rallentato ma continua a erodere consensi al centrodestra, rappresenta un ulteriore elemento di pressione per la leadership di Salvini.
La commemorazione di Bossi
Domenica mattina, prima degli interventi dal palco, il raduno si aprirà con un omaggio a Umberto Bossi, il fondatore del Carroccio scomparso lo scorso marzo. Salvini lo ha ricordato dalla platea dei giovani: «Se io sono qua e voi siete qua stasera, e se l'Italia ha avuto una possibilità, è perché c'è stato un visionario che ha ridato voce e dignità al popolo». Il riferimento è anche a Roberto Maroni, il successore di Bossi alla guida del partito, citato dal segretario come colui che «ha preso il testimone in un momento difficile».
Nel pomeriggio di sabato, una funzione religiosa in abbazia e il canto del Va' pensiero hanno accompagnato la commemorazione del Senatur, nel giorno in cui avrebbe compiuto 85 anni.
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