Pontida, Salvini blindato dai governatori: "Ma i problemi restano"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Matteo Salvini arriva al raduno di Pontida con un obiettivo preciso: evitare che dal pratone arrivi un segnale di crisi. Il segretario federale della Lega ha riunito a Milano i governatori del Nord per provare a mettere a punto una tregua in vista dell'appuntamento di domenica. Intorno al tavolo c'erano Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia, tutti esponenti di quel fronte nordista che da mesi chiede più peso per i territori e un'organizzazione federale del partito.

La richiesta dei governatori e la risposta di Salvini

La richiesta principale è quella di una Lega più collegiale, con i governatori coinvolti non solo nella rappresentanza ma anche nella definizione della linea politica. Sul tavolo c'è l'ipotesi di tre macro-aree - Nord, Centro e Sud - ciascuna con un proprio referente, e la nascita di un'Associazione del Nord che funzioni come luogo di discussione della causa autonomista. Salvini ha dato disponibilità a lavorare a un manifesto programmatico, ma le concessioni restano centellinate: il segretario non ha alcuna intenzione di cedere il timone.

"Facendo il segretario del partito, perché me l'hanno chiesto un anno fa i militanti", ha rivendicato al termine dell'incontro con gli amministratori.

Il palco senza ospiti internazionali

La scelta di Salvini per questa edizione del raduno è chiara: niente leader stranieri sul palco, nessuna vetrina europea. Una decisione comunicata come condivisa con gli alleati e dettata dalla volontà di una Pontida "fortemente identitaria", concentrata sul popolo leghista e sui territori. Il palco sarà tutto per amministratori e governatori, con l'obiettivo di dare l'immagine di un partito compatto attorno alla sua base.

Resta da decidere chi parlerà: sul tavolo ci sono i nomi di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato tra i più critici verso la linea nazionale, e dello stesso Zaia, la cui esclusione dagli interventi sarebbe un segnale difficile da digerire per i militanti veneti.

Il nodo dei fischi e le tensioni interne

La preoccupazione più concreta, per Salvini, riguarda le contestazioni. L'incontro milanese è servito anche a chiedere ai governatori una sorta di garanzia. "Ci garantite che non ci saranno fischi e contestazioni?", avrebbe domandato il segretario. La risposta di Fontana, a nome dei colleghi, è stata tutt'altro che rassicurante: "Se ci saranno dei fischi noi non possiamo saperlo, ma se dovessero arrivare non verranno dai nostri".

Il precedente dei funerali di Umberto Bossi, quando Salvini fu accolto a Pontida da cori come "Vergogna" e "Molla la camicia verde", pesa sulla vigilia.

Numeri in calo e base in fermento

Le tensioni ai vertici si innestano su un dato di partecipazione che preoccupa. I pullman organizzati dalle province del Nord per raggiungere la Bergamasca risultano quasi dimezzati rispetto agli anni passati. La festa della Lega di luglio, tenutasi a Cisano Bergamasco per problemi di autorizzazioni, aveva già mostrato un'affluenza ridotta: il ministro Roberto Calderoli aveva parlato apertamente di assenze, definendo "traditore degli ideali della Lega" chi aveva disertato la serata dedicata a Bossi e Maroni.

Denis Frison, segretario provinciale vicentino, ammette la difficoltà: "Per un dirigente politico nascondersi dietro una foglia di fico e dire che va tutto bene sarebbe da irresponsabili".

La posta in gioco

Il raduno di Pontida arriva in un momento delicato per il Carroccio, con i sondaggi che collocano il partito sotto il 5% e le scadenze elettorali all'orizzonte. La tregua raggiunta a Milano è descritta in un comunicato ufficiale come un "clima di assoluta collaborazione" e una "volontà comune" di rafforzare il partito valorizzando il ruolo degli amministratori.

Ma il capogruppo Romeo, fuori dal coro, mette nero su bianco ciò che il vertice non dice: "A Pontida cerchiamo di arrivare il più uniti possibili ma i problemi restano e dobbiamo affrontarli".

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