Mazda conferma: la nuova MX-5 resterà sotto la tonnellata, niente ibrido per non tradire l’anima leggera

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Mentre l’industria automobilistica mondiale, sospinta da normative sempre più stringenti e da una domanda in rapida evoluzione, sembra aver intrapreso un percorso obbligato verso l’elettrificazione, c’è chi sceglie di percorrere una strada diversa, quasi ostinata e controcorrente. La casa giapponese, forte di una storia costellata di successi proprio grazie a scelte controverse e fuori dal coro, ha recentemente gettato le basi per il futuro della sua iconica roadster, la MX-5, chiarendo senza mezzi termini quali saranno i cardini della prossima generazione: leggerezza, motore termico e una fedeltà assoluta alla filosofia che da decenni ne decreta il fascino. In un’intervista rilasciata alla testata australiana GoAuto, Manabu Osuga, figura chiave nel settore del global sales and marketing per il marchio di Hiroshima, ha voluto dissipare ogni dubbio, consegnando agli appassionati una notizia destinata a fare il giro del web.

L’ossessione per il peso: sotto i mille chili con la “gram strategy”

La conferma più attesa, quella che arriva dritta al cuore di chi considera la guida un’esperienza pura e non una semplice funzione di spostamento, riguarda la massa complessiva del veicolo. La nuova generazione della spider a due posti, che probabilmente non vedremo prima del 2027, rispetterà un limite di peso considerato orami quasi utopistico nel panorama contemporaneo: sarà inferiore ai mille chilogrammi. Osuga ha parlato esplicitamente di un’auto che “si atterrà come progetto a essere sotto la tonnellata”, applicando la medesima “gram strategy” – ovvero una filosofia progettuale che punta a risparmiare peso su ogni singolo componente, anche un grammo alla volta – già impiegata con successo per l’attuale generazione ND.

Un dato, questo, che acquista ancora più rilievo se si considera il contesto: le auto moderne, caricate di dispositivi elettronici, sistemi di sicurezza e strutture sempre più complesse, tendono a lievitare di peso in maniera esponenziale. Riuscire a rimanere al di sotto della fatidica soglia della tonnellata non è solo una questione di numeri, ma rappresenta una precisa dichiarazione d’intenti, una scelta di campo che influenza ogni aspetto della dinamica di guida. Meno peso significa maggiore agilità, accelerazioni più brillanti senza bisogno di cavalli esagerati, una risposta ai comandi più immediata e, in ultima analisi, una connessione più profonda tra il conducente e l’asfalto.

Addio all’ibrido: il termico come unica via percorribile

Se la conferma sul peso ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai puristi, la presa di posizione riguardo al sistema propulsivo rappresenta una scelta coraggiosa, quasi una sfida alle logiche di mercato contemporanee. Interrogato sulla possibilità di introdurre una qualche forma di elettrificazione – fosse anche un semplice sistema ibrido leggero – per adeguarsi alle normative antinquinamento, il manager giapponese è stato categorico. L’ibrido, nell’ottica di Mazda per questo modello, rappresenta un peso morto, un aggravio tecnico che ne snaturerebbe l’essenza.

Aggiungere batterie, motori elettrici e tutta la componentistica necessaria comporterebbe un aumento di massa stimabile tra i 150 e i 200 chilogrammi, un’eventualità giudicata inaccettabile. “La tecnologia ibrida è ancora molto pesante”, ha spiegato Osuga, sottolineando come un tale incremento di peso comprometterebbe irrimediabilmente quelle caratteristiche di agilità e reattività che i clienti della MX-5 ricercano. Una strada, quella dell’elettrificazione, che non viene esclusa in modo definitivo per il futuro, ma che per la prossima generazione è stata scartata in partenza in favore di una soluzione più coerente con l’identità del modello. L’attenzione, quindi, rimane focalizzata sullo sviluppo di un nuovo motore a combustione interna.

Un nuovo 2.5 litri aspirato per superare le sfide normative

Rinunciare all’ibrido, in un’epoca in cui i limiti alle emissioni diventano ogni anno più severi – basti pensare alla normativa Euro 7 in Europa – è una scelta che impone un impegno tecnico considerevole. La risposta di Mazda a questa sfida sembra arrivare dal propulsore. Le indiscrezioni e le dichiarazioni raccolte in questi mesi indicano con sempre maggiore insistenza verso l’utilizzo del nuovo motore Skyactiv-Z, un 2.5 litri a benzina a ciclo aspirato che il costruttore sta sviluppando per rispondere proprio ai nuovi paletti normativi.

L’abbandono del 2.0 litri, attualmente in uso sulla generazione ND (e che in alcuni mercati, come quello europeo, non è più disponibile a causa proprio dei limiti sulle emissioni), lascerebbe spazio a questa unità di cilindrata superiore. Un’operazione, questa, controintuitiva se si pensa che un motore più grande è generalmente più pesante, ma che Mazda giustifica con la volontà di mantenere la potenza e la coppia a livelli soddisfacenti senza ricorrere a sistemi di sovralimentazione o a complessi apparati ibridi. L’obiettivo dichiarato, emerso anche in altre interviste con i vertici tecnici del marchio, è quello di offrire una potenza superiore rispetto all’attuale 1.5 litri, assicurando al contempo consumi ed emissioni compatibili con le richieste del mercato globale. Un’operazione che, per riuscire, richiederà un’attenta ottimizzazione dei pesi e l’adozione di soluzioni tecnologiche all’avanguardia nella combustione.

Attesa lunga ma consapevole: il manuale è salvo

La nuova generazione della MX-5, che i più appassionati già identificano con la sigla NE, non è però dietro l’angolo. L’attuale serie ND, sebbene lanciata ormai oltre un decennio fa, continua a essere oggetto di aggiornamenti e versioni speciali, e la lontananza temporale del debutto – quantificabile in almeno un paio d’anni – offre a Mazda il margine necessario per affinare questa nuova ricetta. L’assenza di foto spia o di concept anticipatori non deve trarre in inganno: il lavoro sui tavoli da disegno e nei centri di sviluppo procede, ancorato a queste direttive precise.

E se la natura della propulsione e la filosofia del peso sono state chiarite, un’altra certezza riguarda il rapporto con il guidatore. La trasmissione manuale a sei marce, elemento distintivo del DNA della roadster, continuerà a essere disponibile. In un mercato che sta progressivamente abbandonando le tre pedali, Mazda conferma la volontà di preservare quel livello di interazione analogica che per molti costituisce l’essenza stessa del divertimento alla guida. Un cocktail di scelte tecniche – peso ridotto, motore termico aspirato e cambio manuale – che si propone come un’alternativa sempre più rara e preziosa, destinata a chi considera l’automobile non un semplice elettrodomestico su ruote, ma uno strumento di piacere.

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