La Coldana di Lodi lascia la stella Michelin: "Basta effetti speciali, si viene per mangiare"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Una scelta in netta controtendenza, quella che ha portato il ristorante La Coldana, situato nella campagna lodigiana, a rinunciare volontariamente alla stella Michelin conquistata tre anni fa e a salutare lo chef Alessandro Proietti Refrigeri. Una decisione ponderata, che i titolari Alessandro Ferrandi e Fabrizio Ferrari hanno maturato dopo aver constatato come i conti, per molti locali di questo livello, "non tornino più", nonostante il prestigio internazionale e l'aumento medio del fatturato stimato attorno al venti per cento. L'ambito riconoscimento, considerato per anni il Santo Graal della ristorazione, viene dunque restituito per abbracciare un percorso differente.

Il peso di un riconoscimento e la scelta di priorità diverse

L'annuncio, inizialmente accennato attraverso un post sui social network e poi formalizzato, segna una svolta radicale nel progetto del locale che aveva riportato Lodi nell'Olimpo dell'alta cucina. I fondatori, nati entrambi a metà degli anni Ottanta, hanno spiegato la loro mossa come una necessità di rimettere al centro il cliente e la sostanza del mestiere, liberandosi da quel meccanismo che, a loro dire, trasforma l'esperienza del pranzo o della cena in una performance da decifrare. "Da noi si viene per mangiare, non per capire", hanno affermato, sottolineando come l'obiettivo sia ora quello di offrire piatti che siano "leggibili", accompagnati da listini prezzi chiari e trasparenti.

Verso un nuovo concetto di accoglienza e di cucina

La volontà espressa è quindi quella di "voltare pagina", inaugurando una fase nuova il cui scopo principale è tornare a essere, soprattutto per i lodigiani, un luogo dove ci si possa sentire a casa, lontani da formalismi eccessivi e da quelle che vengono definite, non senza una punta di critica, "effetti speciali". La partenza dello chef Proietti Refrigeri, che lascia la cucina del locale, si inserisce coerentemente in questo riassetto complessivo del progetto, il quale punta a ridisegnare la propria identà senza più il vincolo, seppur glorioso, di dover lavorare per mantenere un determinato standard richiesto dalle guide internazionali.

Cosa resta dopo la stella

Il caso de La Coldana, presentato come più unico che raro nel panorama della ristorazione italiana, solleva interrogativi sul modello di business che ruota attorno alle valutazioni delle guide gastronomiche, le quali, pur portando visibilità, impongono spesso logiche e costi non sempre sostenibili. La sfida per i titolari sarà ora quella di costruire un'offerta altrettanto valida ma su parametri diversi, dove la qualità della materia prima e la genuinità dell'esperienza proposte possano compensare, agli occhi della clientela, l'assenza di quel simbolo che per tanti rappresenta l'eccellenza. Un esperimento che molti nel settore osserveranno con attenzione, mentre il ristorante si prepara a scrivere il proprio futuro senza la stella.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.