Auto europea in crisi, la Cina avanza: l’allarme sui dazi all’80%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’industria automobilistica europea è sotto pressione per la concorrenza cinese, i costi di produzione e le incertezze della transizione energetica. A Milano, durante un Tavolo straordinario di #FORUMAutoMotive organizzato dal giornalista Pierluigi Bonora nella sede dell’Automobile Club, imprese e sindacati hanno discusso dei rischi per i produttori del continente e per l’occupazione. Al centro del confronto è finita la necessità di proteggere la filiera industriale europea dalla crescita dei concorrenti asiatici, in un mercato in cui il prezzo delle vetture rappresenta soltanto una parte della sfida. Le differenze nei costi industriali e la velocità con cui si sviluppano i veicoli elettrificati alimentano le preoccupazioni dei rappresentanti del settore.

La proposta di Anfia: barriere commerciali più alte

Roberto Vavassori, presidente di Anfia, l’associazione della filiera automotive italiana, ha proposto di rafforzare la protezione dei produttori europei attraverso dazi che potrebbero arrivare all’80% sulle importazioni cinesi. La richiesta riguarda sia le automobili sia i componenti, con l’obiettivo di tutelare anche le imprese dell’indotto, esposte alla concorrenza sui costi e sulle forniture. Tra le misure indicate figura inoltre una quota libera di importazione pari all’8% in valore, collegata alla media delle importazioni di veicoli dalla Cina registrata nel 2025. La posizione espressa dal presidente dell’associazione punta a introdurre strumenti più incisivi rispetto alle barriere attuali, considerando che la pressione competitiva coinvolge l’intera catena produttiva e non soltanto le case automobilistiche che vendono direttamente al pubblico.

Produzione cinese in calo, ma i veicoli elettrificati crescono

I dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica cinese mostrano un andamento divergente tra la produzione automobilistica complessiva e quella dei veicoli a nuova energia, categoria che comprende le motorizzazioni elettriche e ibride plug-in. A settembre, il numero totale di autoveicoli prodotti è sceso del 5,7% su base annua, fermandosi a 3,063 milioni di unità. Nello stesso periodo, la produzione di veicoli a nuova energia è invece aumentata del 16,9%, raggiungendo 1,87 milioni di esemplari. Il dato evidenzia come il rallentamento del comparto nel suo complesso non coincida con una frenata della componente elettrificata. Per i costruttori europei, la competizione riguarda quindi anche la capacità di sviluppare e produrre vetture in linea con la trasformazione tecnologica del mercato.

Il divario dei costi e l’espansione oltre i confini cinesi

La competitività asiatica dipende anche dall’economia dei processi industriali. Secondo un’analisi di AlixPartners, produrre un’auto elettrica di marchio cinese costa circa 20.000 dollari, contro i 31.000 necessari per un modello europeo equivalente: una differenza di circa 11.000 dollari per veicolo. Il vantaggio nasce nelle fabbriche e nelle fasi di sviluppo, prima ancora che le vetture arrivino alle concessionarie, e contribuisce a rendere più difficile per i produttori del continente competere sul prezzo senza comprimere i margini. La pressione si accompagna a una crescente presenza commerciale all’estero: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 le vendite europee di auto elettriche prodotte in Cina sono aumentate di quasi il 50%, arrivando a circa 940.000 unità. AlixPartners stima inoltre che i costruttori cinesi puntino a portare la capacità produttiva fuori dal proprio Paese a 3,4 milioni di veicoli entro il 2030, rispetto agli 1,2 milioni dell’anno precedente.

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