La notte amara di Zhegrova e l’occasione che avrebbe potuto riscrivere la storia della Juve
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C’è un’immagine, in quella che è stata una notte di rimpianti e orgoglio allo stadio, che resterà impressa nella memoria dei tifosi bianconeri: ed è quella di Edon Zhegrova a testa bassa, sotto la curva, quasi a chiedere scusa per quel sinistro che avrebbe potuto regalare alla Juventus una rimonta da manuale del calcio. Perché se è vero che i playoff di Champions League regalano spesso copioni imprevedibili, la sfida di ritorno contro il Galatasaray — quel 25 febbraio che qualcuno aveva già iniziato a definire pazzo — sembrava davvero incanalata verso un esito straordinario. La squadra di Luciano Spalletti, trascinata da una folla in delirio e da una rabbia agonistica fuori dal comune, aveva confezionato una prestazione di quelle che lasciano il segno, arrivando a giocarsi i tempi supplementari con un solo uomo in meno e un punteggio di 3-0 che profumava di impresa. E proprio in quel frangente, quando l’inerzia sembrava ormai saldamente nelle mani dei padroni di casa e il quarto gol nell’aria, il pallone è finito tra i piedi del kosovaro.
Un’occasione nitida, una di quelle che un giocatore sogna quando entra in campo nei minuti finali, con la porta spalancata davanti a sé dopo una stagione, quella di Zhegrova, vissuta ai margini a causa dei postumi di una pubalgia operata oltre un anno fa. La sua conclusione, da pochi passi, si è invece levigata malamente sul fondo, consegnando di fatto ai turchi la possibilità di riaprire una partita che sembrava ormai chiusa e che pochi istanti dopo Victor Osimhen avrebbe definitivamente ribaltato, segnando il 3-1 che sanciva l’eliminazione della Vecchia Signora. L’errore tecnico si trasformava così in una crepa emotiva attraverso cui si infilava tutta la delusione di uno stadio intero, con il giocatore kosovaro che, visibilmente provato, cercava il contatto con i propri tifosi al triplice fischio per manifestare il proprio dolore.
Il peso di una scelta tecnica e le scuse social del kosovaro
Se il nome di Zhegrova è destinato a rimanere legato a questa serata di coppa per un’occasione fallita, quello di Luciano Spalletti vi entra di diritto per una scelta coraggiosa che per lunghi tratti ha però premiato. La decisione di sostituire contemporaneamente Francisco Conceiçao e Jonathan David, con il risultato ancora sull’1-0, rappresentava un azzardo tattico non da poco, soprattutto considerando l’importanza del momento e il peso specifico dei due giocatori uscenti. Il portoghese, che pure aveva disputato una gara di sacrificio e qualità creando scompiglio sulla fascia, aveva ancora una volta mostrato i propri limiti in fase di finalizzazione, divorandosi un gol che avrebbe potuto indirizzare ancor prima la contesa. Spalletti, evidentemente insoddisfatto della produzione offensiva nonostante la mole di gioco creata, gettava nella mischia proprio Zhegrova e Jérémie Boga, sperando di iniettare freschezza e imprevedibilità per scardinare definitivamente la retroguardia del Galatasaray.
La mossa, nelle intenzioni del tecnico, mirava ad allungare la squadra e a trovare quella giocata che potesse chiudere i conti, ed effettivamente per un momento l’obiettivo è sembrato a portata di mano. La rete del 2-0 — quella che riapriva ogni speranza — portava proprio la firma di Federico Gatti, abile a ribadire in rete dopo una mischia, ma l’azione nasceva da una percussione dello stesso Zhegrova, subentrato da pochi minuti. Ecco quindi che il paradosso si consuma nel corso dei tempi supplementari: lo stesso uomo che aveva acceso la scintilla del secondo gol si ritrovava a dover gestire il pallone del 4-0, quello che avrebbe definitivamente sepolto le speranze di rimonta degli ospiti, e inciampava nel momento decisivo. Dopo la partita, il messaggio pubblicato sui profili social del giocatore non conteneva riferimenti espliciti all’errore, ma parlava di dolore e di un percorso personale di cui questa sconfitta fa inevitabilmente parte, ringraziando al contempo i sostenitori giunti allo stadio per il loro supporto incessante.
Koopmeiners e il rammarico di un’impresa sfiorata
Tra i tanti che hanno vissuto sulla propria pelle l’amarezza di questa eliminazione, c’è Teun Koopmeiners, il cui destino in questa doppia sfida sembra legato a un filo paradossale. Autore di una doppietta nel match di andata a Istanbul, finito poi 5-2 per i turchi, il centrocampista olandese è stato ancora una volta protagonista al ritorno, gettando il cuore oltre l’ostacolo insieme ai compagni. Le sue parole nel dopogara, rilasciate ai microfoni ufficiali, trasudavano di quella sensazione di vuoto che lascia un’impresa sfiorata, la consapevolezza di aver dato tutto e di non esserci riusciti per un soffio. “Abbiamo fatto di tutto, ma non è bastato”, ha ammesso, e nel commentare l’occasione capitatagli al compagno, ha chiuso con un laconico “purtroppo è andata così”, che racchiude l’impotenza di chi ha lottato fino all’ultimo respiro.
E la sua analisi, asciutta e sincera, restituisce fedelmente lo spaccato di uno spogliatoio che si è svenato per ribaltare un risultato pesantissimo, trovandosi a un passo da una notte da leggenda prima di inciampare proprio sul più bello. Perché il rammarico, in queste circostanze, è inversamente proporzionale alla grandezza dell’impresa sfumata: più ci si è avvicinati all’obiettivo, più il colpo è duro da incassare. La Juventus, dopo 120 minuti di furore e sofferenza, usciva di scena tra gli applausi del suo pubblico, ma con la consapevolezza che quell’occasione mancata da Zhegrova peserà a lungo nell’economia della stagione e nella memoria di una tifoseria che aveva già iniziato a sognare una rimonta impossibile.
Description: Edon Zhegrova spreca il gol del 4-0 e la Juventus viene eliminata dal Galatasaray in Champions. La scelta di Spalletti e il rammarico di Koopmeiners.




