«Slittino magico, l’Italia fa doppietta d’oro: sessantaquattro minuti per riscrivere la storia»
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Redazione Sport
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Passavano appena sessantaquattro minuti, l’intervallo di una normale partita di hockey o giù di lì, eppure in quell’ora il movimento dello slittino italiano ha cancellato decenni di attese, aggiungendone insieme di nuove e inaspettate. Sul budello della pista Eugenio Monti a Cortina, quella struttura fortemente voluta e non senza polemiche portata a termine in tempo per i Giochi, Andrea Voetter e Marion Oberhofer hanno aperto il ballo con una prova di precisione quasi maniacale. Seconde dopo la prima run, con ventidue millesimi di ritardo dalle tedesche Dajana Eitberger e Magdalena Matschina, le due altoatesine — l’una cresciuta come singlista, l’altra al debutto olimpico assoluto in una specialità che per le donne è una novità assoluta nel programma — hanno infilato una seconda manche che chi le ha viste raccontare, subito dopo, definivano senza esitazione come perfetta -1-3. Una perfezione che in slittino, disciplina di decimi e talvolta centesimi, significa azzeramento dell’errore, scelta millimetrica della linea, spinta al limite del sostenibile. Il cronometro si è fermato sull’1:46.284, e l’oro è arrivato con appena centoventi millesimi di vantaggio sulla Germania, un’inezia che pesa come un macigno. Austriache terze, Selina Egle e Lara Michaela Kipp, relegate a un bronzo che in quella sera cortinese aveva tutto il sapore di una cornice più che di un primo piano -1-2.




