Il terzo oro azzurro arriva dallo slittino doppio: Voetter e Oberhofer fanno esplodere Cortina

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’era solo il sole accecante di Bormio a scaldare la dodicesima giornata olimpica, e non c’erano solo le lente della pista “Eugenio Monti” a riflettere il ghiaccio: c’era anche il metallo più pesante, l’oro, che Andrea Voetter e Marion Oberhofer hanno saputo strappare alla velocità e alla precisione delle cronometriste. Le due altoatesine, trentun anni la prima e venticinque la seconda, hanno condotto la gara dello slittino doppio femminile con un’autorevolezza che non ammetteva repliche, chiudendo in testa la prima manche e suggellando il risultato nella seconda con il tempo complessivo di 1’46”284, un margine ridotto ma sufficiente a lasciare le tedesche Dajana Eitberger e Magdalena Matschina – argento con un distacco di appena un decimo – a guardare il tripudio azzurro dal secondo gradino del podio -2-9. per l’Italia, quella di oggi non è una medaglia qualsiasi: è la terza volta che il Tricolore sale sul gradino più alto del podio in questi Giochi di casa, e segna il ritorno dello slittino italiano all’oro olimpico a vent’anni esatti di distanza dall’ultima volta, quando a Torino 2006 fu Armin Zöggeler – oggi direttore tecnico della nazionale – a dettare legge nel singolo maschile -2. Voetter e Oberhofer, che in bacheca vantano già due Coppe del Mondo generali di specialità, hanno trasformato la pressione del pronostico in velocità pura, stabilendo peraltro il record della pista cortinese in 53”102 nel corso della prima run. Alle loro spalle, oltre al duo tedesco, si sono piazzate le austriache Selina Egle e Lara Michaela Kipp, bronzo, in una gara che ha confermato la supremazia delle nazioni alpine ma che, per una volta, ha visto l’Italia in vetta -2-9.

La giornata dello sci alpino maschile tradita dalla sorte e dal cronometro

Se la pista di Cortina esultava, quella di Bormio tratteneva il fiato e lo rilasciava solo per la delusione. Il SuperG maschile, che alla vigilia prometteva podi e rivincite, si è trasformato in un pomeriggio di amaro ritiro per la squadra azzurra. Giovanni Franzoni, reduce dall’argento in discesa e tra i grandi favoriti della vigilia, ha chiuso in sesta posizione con un ritardo di sessantatré centesimi dallo svizzero Franjo von Allmen, oro in 1’25”32, mentre l’altro elvetico Marco Odermatt si è dovuto accontentare del bronzo alle spalle dello statunitense Ryan Cochran-Siegle -1-7. più nera, se possibile, la sorte di Dominik Paris: per lui, bronzo in discesa e speranza di bis, la gara è durata appena quindici secondi e sei porte. Uno sci destro traditore, perso in una curva a sinistra, ha interrotto la sua prova prima ancora del primo intermedio cronometrico, costringendolo al ritiro e lasciando l’amaro in bocca a una squadra che, con Christof Innerhofer undicesimo e Mattia Casse fuori dai primi venti, ha visto allontanarsi qualsiasi possibilità di allungare il medagliere -1-7. La cosiddetta “maledizione” del SuperG maschile, disciplina in cui l’Italia non è mai salita sul podio dalla sua introduzione a Calgary 1988, si allunga dunque come un’ombra ostinata sul Circo bianco.

Il biathlon femminile cerca la strada tra poligono e fatica

Ad Anterselva, dove il pubblico è abituato a trattenere il respiro ad ogni bersaglio, le attese per il riscatto individuale di Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi si sono infrante contro il poligono e le gambe molli degli ultimi giri. Wierer, trentacinquenne di Brunico, ha chiuso quinta nei quindici chilometri individuali con un errore al tiro in piedi e un distacco di 1’33”9 dall’oro della francese Julia Simon, mentre per Vittozzi, reduce dall’argento nella staffetta mista, la giornata è stata particolarmente amara: quattro errori, uno per serie, e una trentasettesima posizione finale che grida vendetta per un talento ancora a caccia della prima medaglia individuale olimpica -4. la stessa Wierer, al termine della prova, ha parlato di una condizione fisica precaria – un problema di stomaco che l’ha accompagnata sin dal mattino – ma ha rivendicato la tenacia al poligono, definendo comunque positivo un quinto posto che, ai Giochi, sa sempre di occasione persa -4. La bulgara Lora Hristova, venti bersagli centrati su venti, si è presa un bronzo a sorpresa, mentre la Francia ha piazzato un’altra atleta, Lou Jeanmonnot, sul secondo gradino del podio. Per le azzurre, l’appuntamento con la gloria è rimandato.

L’hockey maschile torna sul ghiaccio che conta

E mentre le Olimpiadi di Milano Cortina macinano gare e risultati, c’è una squadra che si appresta a vivere la sua notte più attesa. Dopo vent’anni dall’ultima apparizione – era Torino 2006 – la nazionale maschile di hockey su ghiaccio torna sul palcoscenico olimpico, e lo fa davanti ai quindicimila del PalaItalia Santa Giulia di Milano. Il debutto è contro la Svezia, una corazzata che schiera venticinque giocatori provenienti dalla Nhl, il campionato professionistico nordamericano; un divario tecnico che il capitano Thomas Larkin, tuttavia, non vuole trasformare in reverenza -5.

Larkin, che guida il gruppo dal 2022, ha parlato alla vigilia di sette anni di attesa e di una cerimonia d’apertura a San Siro che ha già regalato emozioni indelebili; il messaggio, dentro lo spogliatoio, è chiaro e privo di timori: giocare da pari a pari, sfruttare il calore del pubblico e non farsi schiacciare dalla grandezza del palco -5. L’assistant coach Giorgio De Bettin, dal canto suo, ha sottolineato la crescita della squadra nelle amichevoli pre-olimpiche e la fiducia ritrovata dopo un inizio di raduno vissuto come “una lavatrice di sensazioni”. Lo stimolo, peraltro, arriva anche dalle ragazze della nazionale femminile, già qualificate ai quarti di finale: una spinta silenziosa ma concreta per provare a scrivere una pagina che manca da due decenni -5.

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