«Siete favolose». Mattarella a Cortina, il doppio tricolore che riscrive la storia dello slittino

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il budello della pista Eugenio Monti, quella vipera di ghiaccio che squarcia la conca ampezzana e che molti avevano deriso come un azzardo da 118 milioni, ha restituito all’Italia molto più del tempo segnato sul cronometro. Ha restituito una dinastia. Perché mercoledì 11 febbraio, quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato le ragazze dello slittino e ha detto loro “siete favolose” – stringendo la mano ad Andrea Voetter e Marion Oberhofer sotto lo sguardo attentissimo del direttore tecnico Armin Zoeggeler – non stava semplicemente celebrando due medaglie d’oro -5-10. Stava, forse senza volerlo, suggellando il passaggio di consegne tra il cannibale che dominò sei Olimpiadi e una generazione cresciuta nei suoi stessi tornanti, tra le lingue di ghiaccio di quella stessa terra di confine.

Voetter e Oberhofer, altoatesine rispettivamente di trentuno e venticinque anni, non hanno vinto per caso. Hanno vinto perché il doppio femminile debuttava nel programma olimpico e loro erano lì, prime dopo la prima manche con 53”102, capaci di resistere al ritorno delle tedesche Eitberger e Matschina e di chiudere in 1’46”284 -1-7. Eppure il dato tecnico, da solo, non spiega la profondità di questo risultato. Perché l’oro di Voetter e Oberhofer, così come quello conquistato poche ore dopo da Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner nel doppio maschile – con il tempo di 1’45”086, un’aggressione alla pista che ha punito gli statunitensi autori di una sbandata nell’ultima curva – ha radici lontane -6.

Si potrebbe dire che sia questione di geografia, ma sarebbe riduttivo. È questione di metodo. Zoeggeler, che da bambino scendeva dal maso di Foiana fino a scuola con lo slittino perché le strade non venivano pulite, ha lavorato per anni a questa squadra -8. Ha selezionato atleti che parlano la sua stessa lingua, quella della pazienza e dell’officina, dei turni notturni a lucidare le lame e delle partite a carte per tenere insieme un gruppo che qui, sulla pista di casa, ha dominato il medagliere dello slittino con quattro podi pesanti: oltre ai due ori, il bronzo di Dominik Fischnaller nel singolo e un quarto posto che sa di occasione mancata per Verena Hofer -6-7.

Tutto questo accade mentre attorno all’impianto intitolato a Monti – oro olimpico a Grenoble nel bob a due e nel bob a quattro – le polemiche non si sono mai spente. La Corte dei Conti, già a novembre, aveva certificato il paradosso: la struttura, costata quasi centoventi milioni, risulterà in perdita perenne, incapace di coprire i costi di gestione nonostante i taxi-bob a sessanta euro e le sponsorizzazioni -4. C’è chi l’ha definita un monumento alla follia, chi un’opera necessaria, chi il Guggenheim delle Dolomiti -9. Ma l’argomento più efficace per chi l’ha voluta non sta nei bilanci preventivi né nei piani industriali: sta nei corpi delle atlete che hanno morso quel ghiaccio, nella coppia Rieder-Kainzwaldner che veniva da una prima manche solo terza e ha ribaltato il risultato nella discesa decisiva, nel silenzio assordante che precede il cancelletto di partenza -6.

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