L’oro azzurro nel doppio, tra recuperi e centesimi: slittino da leggenda sul catino di Cortina
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Redazione Sport
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La pista “Eugenio Monti” — quella che sale e scende tra i larici ampezzani come un nastro ghiacciato cucito addosso alla montagna — ha regalato all’Italia una notte che difficilmente verrà dimenticata. Perché lo slittino azzurro, disciplina di lame e coraggio, ha fatto centro due volte nella stessa serata: prima con le ragazze, poi con i ragazzi. Andrea Voetter e Marion Oberhofer hanno aperto le danze infilando l’oro al collo con una seconda manche condotta con la precisione di un orologio svizzero, e il tempo complessivo di 1 minuto, 46 secondi e 284 millesimi è valso il gradino più alto del podio davanti alle tedesche Eitberger-Matschkina, staccate di appena centoventi millesimi -4. Una manciata di nulla, roba che a occhio nudo nemmeno la vedi, ma che il cronometro — giudice inflessibile — ha consegnato all’Italia.
Poi, quasi in fotocopia ma con una sceneggiatura diversa, è toccato a Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner. I due altoatesini, terzi al termine della prima run, hanno imbastito una rimonta che profuma d’impresa: un primo settore imperfetto, con qualche esitazione di troppo nelle curve iniziali, e poi quella progressione — violenta, pulita, chirurgica — che li ha proiettati davanti a tutti. Hanno chiuso con otto millesimi di vantaggio sugli austriaci Steu e Kindl -1, i favoriti della vigilia insieme agli statunitensi Mueller-Haugsjaa, questi ultimi scivolati addirittura al sesto posto dopo una seconda discesa al di sotto delle attese. Una doppietta olimpica che nello slittino italiano non ha precedenti recenti, e che trasforma una serata di febbraio in un capitolo di storia sportiva.
Biathlon, l’amaro quinto posto di Wierer e il poligono traditore per Vittozzi
Se sullo slittino il cielo di Cortina si è tinto d’azzurro, sulle nevi di Anterselva è calato un velo di delusione. L’individuale femminile dei 15 chilometri — prova regina per resistenza e concentrazione — aveva nelle carabine di Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi due delle speranze di medaglia più solide. Wierer, quinta al traguardo con un errore al poligono, ha parlato a caldo di una giornata fisicamente difficile: «Non mi sentivo proprio al cento per cento, stavo male di stomaco» ha raccontato, aggiungendo che «fa male quell’errore lì, perché conta solo la medaglia» -1-4. Vittozzi, dal canto suo, ha pagato a caro prezzo i quattro bersagli mancati — quattro minuti di penalità — chiudendo trentasettesima. «Ho faticato al tiro, volevo sicuramente un altro risultato» ha detto, con la sincerità di chi non cerca alibi -1. La Francia, con Julia Simon e Lou Jeanmonnot, ha monopolizzato il podio piazzando un’inarrivabile doppietta d’oro e d’argento, mentre la bulgara Hristova ha strappato il bronzo. Un podio straniero, certo, ma le azzurre hanno dimostrato comunque carattere: Wierer, nonostante i crampi allo stomaco, ha lottato fino all’ultimo metro sugli sci, segno che la condizione — forse tradita oggi dalla sorte — resta di primissimo piano.
Discese veloci e pattinaggio: Paris fuori, Franzoni sesto, attesa per Fabbri-Guignard
Il SuperG maschile dello Stelvio, attesissimo alla vigilia, ha regalato emozioni ma non medaglie. Dominik Paris, uno che le discese le vince quando decide lui, è caduto nel corso della sua prova ed è rimasto lì, fermo sulla neve, a fissare un tracciato che gli aveva promesso ben altro -1. Giovanni Franzoni, invece, ha chiuso al sesto posto — un piazzamento onorevole, intendiamoci, ma lontano da quelle zone del podio che il movimento maschile dello sci alpino aveva accarezzato nei sogni della vigilia. Mattia Casse e Christof Innerhofer hanno completato una giornata comunque vissuta all’attacco, senza rimpianti ma con la consapevolezza che l’oro elvetico di Von Allmen ha semplicemente viaggiato su un altro pianeta. Più tardi, il ghiaccio dell’Ice Skating Arena di Milano accoglierà Charlène Guignard e Marco Fabbri, reduci da un programma corto che li ha visti competitivi e puliti, pronti a giocarsi le proprie carte nella danza libera. I due azzurri del pattinaggio di figura portano sulle lame il peso di una stagione costruita con intelligenza e talento, e l’attesa per il loro riscontro olimpico è palpabile -3-5.
Esordio per l’hockey azzurro, Curling e Halfpipe: la giornata lunga dei Giochi
La macchina olimpica, si sa, non si ferma mai. Mentre le slitte scintillavano sul ghiaccio di Cortina, altrove l’Italia provava a costruire altri pezzi del proprio mosaico. All’Arena Santa Giulia di Milano, l’hockey su ghiaccio maschile ha visto il debutto degli azzurri contro la Svezia, formazione che schiera venticinque giocatori provenienti dalla Nhl — un esercito di talento e fisicità contro cui i ragazzi di coach Mike Keenan hanno dovuto misurare le proprie forze fin dal primo ingaggio -1-6. Sul fronte del curling, la sfida Italia-Svezia nel round robin maschile ha rappresentato un banco di prova per il quartetto guidato da Joel Retornaz, con Amos Mosaner a compattare il gruppo -2-3. E ancora: nel trampolino dello snowboard halfpipe a Livigno, Louis Philip Vito III ha affrontato le qualificazioni cercando un passaggio per la finale, mentre nel pattinaggio di velocità dei mille metri uomini — sul ghiaccio veloce del Milano Ice Park — Francesco Betti e Daniele Di Stefano hanno inseguito il cronometro senza riuscire a impensierire l’americano Jordan Stoltz, autore del record olimpico -2-4. Una giornata piena, quella dell’undici febbraio, fatta di tentativi e cadute, di centesimi vinti e minuti di penalità scontati a caro prezzo. L’azzurro, però, sul doppio dello slittino ha brillato come non mai. E quando il medagliere si fermerà, quei due ori peseranno quanto intere carriere.




