Italia terza nel medagliere dopo i due ori nello slittino doppio, l’entusiasmo di Mattarella

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il giovedì dell’undici febbraio, agli ampezzani Giochi di Milano Cortina, restituisce all’albo olimpico una data segnata dall’inchiostro indelebile dell’azzurro: il Dream team dello slittino nazionale, compagine saldamente radicata nelle vallate altoatesine, confeziona nel volgere di sessanta minuti una doppietta che sa di riscatto e di storia. Sono Andrea Vötter e Marion Oberhofer, nell’ordine le due donne della coppia femminile, a squarciare per prime il digiuno che gravava sulla pista “Eugenio Monti” – quella stessa struttura la cui omologazione, fino a poche settimane fa, sembrava un miraggio logistico – e il loro cronometro di 1:46.284 vale un oro che scaccia via ogni precedente patema tecnico -3. A ruota, quasi senza soluzione di continuità, fanno altrettanto Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner: i due uomini del doppio maschile fermano le lancette a 1:45.086, precedendo per sessantotto millesimi gli austriaci Steu e Kindl e negando il podio più alto ai tedeschi Wendl e Arlt, autentiche istituzioni della disciplina -3. È un’ondata di medaglie che proietta l’Italia al terzo scalino del medagliere complessivo, posizione che il movimento azzurro non occupava con questa consistenza numerica dall’alba della rassegna iridata.

La circostanza, per quanto cristallina nei riscontri cronometrici, si arricchisce tuttavia di una componente umana che trascende il mero dato agonistico. Simon Kainzwaldner, nel vortice della celebrazione a bordo pista, devia il flusso dell’euforia collettiva verso una memoria privata e dolente: la dedica, pronunciata con il tremito che solo l’ossigeno rarefatto delle Dolomiti e dell’emozione può concedere, è per Walter Pfeifer. L’amico, compagno di scorribande alpine e di cordate, è scomparso lo scorso ventitré gennaio all’età di ventinove anni mentre cercava di raggiungere una via di accesso a una cascata di ghiaccio. “Due settimane fa ho perso uno dei miei migliori amici”, ha raccontato Kainzwaldner, “lo sentivo con me mentre scendevo”; e quella percezione, che i protocolli sportivi faticherebbero a quantificare, ha forse inciso sulla traiettoria della slitta quanto la preparazione atletica o l’affilatura delle lamine -7. Rieder, dal canto suo, ha assecondato il silenzio del compagno lasciando che fossero le lame a parlare, in una simbiosi tecnica che ha retto alla pressione di un pubblico casalingo.

Ventiquattr’ore dopo l’ebbrezza della pista ghiacciata, il protocollo istituzionale ha raggiunto Cortina d’Ampezzo per suggellare l’impresa. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la cui presenza a queste Olimpiadi si è fatta costante discreta ma vigile, ha incontrato le due campionesse dello slittino accompagnate dal direttore tecnico Armin Zoeggeler – questi sì, una leggenda vivente capace di vincere in casa vent’anni fa a Torino e oggi artefice silenzioso di un vivaio che definire prolifico è persino riduttivo -7. L’incontro, che la fotografia ufficiale restituisce nell’austera cornice riservata ai capi di Stato, si è consumato in poche battute: “Siete favolose” ha detto Mattarella rivolgendosi a Vötter e Oberhofer. Non un discorso, nemmeno una lunga allocuzione; piuttosto una constatazione lapidaria che, nella sua essenzialità, ha pesato più di qualsiasi retorica celebrativa.

Sullo sfondo di queste affermazioni cristalline, la macchina olimpica continua a macinare gare e prestazioni che meriterebbero ribalte diverse, se non fossero costrette a convivere con l’ingombrante splendore dei titoli iridati. Daniel Grassl, nel programma corto del pattinaggio di figura individuale maschile, ha offerto una prova che i tecnici hanno definito senza esitazioni “impeccabile”: la combinazione d’apertura – quadruplo lutz e triplo toeloop in perfetta successione – ha incendiato l’Ice Skating Arena di Milano, seguita da un quadruplo loop di sostanza granitica e da un triplo Axel cesellato con perizia orafa. Il punteggio di 93.48, distante appena quattro lunghezze dal suo personale, vale un quarto posto provvisorio che non è una medaglia ma ne contiene la promessa; davanti a lui, a dominare la scena, lo statunitense Ilia Malinin, atleta capace di elevare il pattinaggio a una dimensione quasi acrobatica -1-4.

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