Il delitto perfetto? Dopo le lettere di Sonia Bottacchiari, l’ipotesi del suicidio mette in ombra la pista della fuga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’idea che una madre possa caricare in auto due figli adolescenti, quattro cani e una quantità indefinita di provviste per scomparire volontariamente nel nulla, magari per costruirsi una nuova vita altrove, è stata la prima a prendere Corpo nelle settimane successive alla denuncia. Ma la scoperta, avvenuta quasi per caso nelle stanze della casa del padre di lei, di due missive non datate ha di fatto orientato diversamente l’asse dell’inchiesta: non più un’allontanamento volontario, ma forse un gesto estremo, una scelta drastica dalla quale sarebbe difficile, per chi indaga, prescindere. La stessa procuratrice capo di Piacenza, Grazia Pradella, nel commentare il tenore dei testi – dove trapela una “forte sofferenza” e una “marcata inquietudine” – ha usato parole pesanti come “volontà suicidaria”, sebbene abbia immediatamente richiamato la stampa al necessario riserbo in una fase investigativa ancora apertissima.

Le fotografie dei quattro amici a quattro zampe diffuse per allargare la rete delle segnalazioni

Mentre il quadro psicologico della 49enne si infittisce di ombre, le ricerche sul campo continuano a scontrarsi con la dura realtà del maltempo e con la vastità impervia del territorio friulano. In questo contesto, l’associazione Penelope Fvg – che in questi giorni sta fornendo supporto al padre e ai nonni paterni dei ragazzi – ha deciso di diffondere ufficialmente le immagini dei quattro cani che accompagnavano il gruppo: li considerano, a tutti gli effetti, un’estensione della famiglia scomparsa. Si tratta di Dalmatina, femmina meticcia bianco e nero di taglia media; Squinty, meticcio maschio; Raya, una maremmana bianca di grossa taglia; e Shakti, femmina tricolore di taglia media. L’iniziativa, spiegano i volontari, è servita a sopperire a un vuoto informativo: senza quelle foto, le decine di avvistamenti segnalati nei giorni scorsi – compreso quello ritenuto inizialmente attendibile di un escursionista che diceva di averli visti in località montana – erano difficilissimi da verificare.

Cellulari spenti nello stesso istante e il ritrovamento della macchina a Tarcento

La cronologia degli eventi, scandita dai silenzi dei dispositivi elettronici, racconta una partenza senza ritorno. Era il 20 aprile quando Sonia, i due figli di 14 e 16 anni e i quattro cani lasciarono Castell’Arquato, nel Piacentino, diretti – a quanto riferito all’ex marito Yuri – verso un campeggio in Friuli, con rientro previsto per il 24. A far scattare l’allarme, il giorno 27, fu proprio l’uomo, spinto dal fatto che nessuno rispondeva più ai telefoni. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha assunto un peso rilevante agli occhi degli inquirenti: madre e figli avevano a disposizione almeno quattro diversi smartphone, e tutti risultano essere stati “neutralizzati” nel medesimo lasso di tempo, quasi a suggerire un’azione deliberata e pianificata. L’auto, una volta ritrovata il 6 maggio a Tarcento in via Monte Grappa, ha rappresentato il primo, vero tassello fisico. Lì, nei pressi di quel parcheggio, era stato agganciato l’ultimo segnale cellulare; lì, sotto la pioggia che ora ostacola i soccorritori, si concentrano le operazioni coordinate dalla prefettura.

Indagini a Piacenza tra ipotesi di reato e il delicato ruolo della magistratura

Mentre i vigili del fuoco scandagliano con droni e unità cinofile le aree di Tarcento, Lusevera, Taipana e fino al confine con la Slovenia, la Procura di Piacenza si muove su un piano investigativo altrettanto complesso ma più sfumato. Il fascicolo, al momento, è aperto per il reato di sottrazione di minori, una formula che permette di indagare l’accaduto senza ancora dover certificare l’eventuale decesso dei due adolescenti. Se l’ipotesi del suicidio della madre – rafforzata dalle due lettere trovate dall’inviato di SkyTg24 Flavio Isernia – dovesse trovare ulteriori riscontri, la qualifica giuridica potrebbe cambiare, anche se per ora la magistratura mantiene il massimo della riservatezza. A rendere più amaro il quadro si aggiunge il silenzio della ragazza più grande: l’ultimo messaggio della sedicenne, inviato il giorno stesso della partenza a una compagna di scuola per chiedere notizie di una verifica, non ha mai ricevuto risposta. Da allora, per tutti loro, solo il segno delle spunte grigie su WhatsApp.

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