Sonia Bottacchiari e i figli scomparsi, le lettere ritrovate aprono scenari inquietanti: «Volontà suicidaria»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono trascorsi ormai ventidue giorni da quando Sonia Bottacchiari, i suoi due figli minorenni e i loro quattro cani sono usciti di scena, letteralmente svaniti nel nulla nonostante decine di volontari e forze dell’ordine battano da settimane il territorio tra il Friuli Venezia Giulia e il confine sloveno. L‘ultimo, laconico sms inviato al nonno – quel «Tutto bene» che sa più di commiato che di rassicurazione – aveva già acceso più di un campanello d’allarme, ma è il recente ritrovamento di due missive, avvenuto quasi per caso durante un servizio televisivo, a gettare una luce sinistra su una vicenda rimasta avvolta nel mistero.

Due lettere senza data, una sofferenza che non lascia scampo

Le carte, scritte a mano e conservate nell’abitazione del padre della 49enne, sono state notate dall’inviato di Sky TG24 Flavio Isernia mentre si trovava nella casa insieme all’uomo. I carabinieri, allertati immediatamente, hanno provveduto al sequestro degli scritti: secondo quanto confermato dalla procuratrice capo di Piacenza, Grazia Pradella, si tratterebbe di due documenti不同, nessuno dei quali reca una data certa. Una sarebbe indirizzata ai figli – quel Nishanta e Joshua di 16 e 14 anni dei quali non si hanno più notizie – mentre l’altra conterrebbe riflessioni crude e personali sulla propria esistenza. «Fanno pensare a una volontà suicidaria», ha dichiarato Pradella ai microfoni della Tgr Rai del Fvg, per poi invitare alla massima prudenza in una fase che ha definito di «estrema delicatezza».

Il mistero dei quattro smartphone spenti all’unisono

A corroborare il timore di un gesto pianificato c’è un altro dettaglio tecnico, emerso nei giorni scorsi e che gli inquirenti stanno valutando con attenzione. La famiglia disponeva di almeno quattro dispositivi mobili: oltre ai telefonini personali, la donna ne utilizzava uno per la collaborazione con un caseificio. Ebbene, tutti e quattro i terminali sono stati «neutralizzati» nel medesimo istante, un evento che statisticamente esclude il caso e che suggerisce invece una disconnessione voluta e simultanea. Per chi indaga, questo non è un dettaglio secondario: parla della volontà precisa di non essere rintracciati, di cancellare ogni impronta digitale prima di compiere l’ultimo passo.

Ricerche senza sosta tra le montagne del Friuli

L’autovettura della famiglia è stata localizzata in provincia di Udine, nei pressi di Tarcento, e da quel momento le operazioni di battitura si sono concentrate nelle aree montane del Friuli-Venezia Giulia, un territorio impervio che si presta a nascondere segreti. Il prefetto di Udine, Domenico Lione, ha disposto un allargamento del raggio di azione di una ventina di chilometri, mentre le speranze di ritrovarli in vita si affievoliscono con il passare dei giorni. Quello che appare sempre più chiaro, grazie agli elementi raccolti, è che non si tratti di un allontanamento improvviso: la donna aveva dato segnali di un malessere profondo già prima di sparire, e quelle lettere trovate nella casa paterna rappresentano forse la chiave di lettura più autentica di un dolore rimasto a lungo inespresso.

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