Sonia Bottacchiari e i figli scomparsi: tre settimane senza tracce, l’appello dell’associazione Penelope Fvg
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Redazione Interno
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Sono trascorse tre settimane esatte dall’ultima volta che qualcuno ha avuto notizie certe di Sonia Bottacchiari, la donna di 49 anni scomparsa insieme ai due figli adolescenti – rispettivamente di 16 e 14 anni – e ai loro quattro cani. Da quel 20 aprile, quando il gruppetto era partito dalla provincia di Piacenza con un’apparente destinazione friulana, si sono accumulate solo domande e un’unica traccia fisica: l’auto parcheggiata nei pressi di Tarcento, in provincia di Udine. Né i ragazzi né la madre, da quel momento, hanno più utilizzato i telefoni o contattato conoscenti, né tantomeno sono emersi movimenti bancari o segnalazioni spontanee. A occuparsi delle ricerche, oltre agli inquirenti, vi è anche l’associazione Penelope Fvg, che ha istituito un campo base proprio a Tarcento e che lunedì ha lanciato un nuovo, accorato appello: «Riconoscete questi cani», si legge nei volantini diffusi, invitando escursionisti e residenti a prestare attenzione a ogni minimo dettaglio sospetto.
I cani come possibile chiave di riconoscimento
Nel tentativo di moltiplicare gli occhi sul territorio – un’area che tra boschi, sentieri e zone impervie si presta a nascondigli o, al contrario, a incidenti silenziosi – l’associazione ha deciso di puntare sugli animali che accompagnavano la donna. Si tratta, nel dettaglio, di quattro esemplari le cui caratteristiche sono state descritte con precisione: Raya, una femmina di maremmano di grossa taglia dal mantello bianco, e tre meticci di nome Dalmatina, Squinty e Shakti. «Chiunque li avvistasse senza la loro padrona o in atteggiamento confuso – ha spiegato una portavoce del sodalizio – sarebbe un tassello fondamentale». I cani, va ricordato, viaggiavano con la famiglia e potrebbero essersi allontanati oppure essere ancora accanto ai scomparsi, rendendo il loro riconoscimento una potenziale svolta.
L’ipotesi di reato e i familiari nel campo base
Le forze dell’ordine, dal canto loro, procedono formalmente sull’ipotesi di reato di sottrazione di minore, senza tuttavia escludere altre piste – incluso un allontanamento volontario o un malore occorso in zone impervie. A complicare il quadro, l’assenza di segnali dai telefoni cellulari, che restano spenti o fuori copertura. Nel campo base allestito a Tarcento si sono fermati a lungo anche l’ex marito della donna, Yuri Groppi, e i nonni dei due ragazzi, accompagnati dagli operatori dell’associazione Penelope Fvg. La loro presenza, sebbene non abbia finora prodotto riscontri concreti, ha almeno garantito un presidio umano costante: ogni segnalazione viene vagliata, e ogni pista, per quanto labile, viene battuta. Non sono mancate chiamate da parte di cittadini che credevano di aver visto qualcosa, ma al momento nessuna di queste ha consentito di localizzare Sonia o i suoi figli.




