Cisgiordania, nuovi attacchi dei coloni tra incendi e tensioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Cisgiordania è al centro di nuove tensioni dopo gli attacchi attribuiti da autorità locali a coloni israeliani contro alcuni villaggi palestinesi, con due moschee incendiate nella notte e gravi danni ai luoghi di culto di Qusra e Kour. Le immagini delle telecamere di sorveglianza di Kour mostrerebbero tre persone in abiti civili provocare una forte esplosione all’ingresso della moschea. Gli episodi arrivano dopo gli scontri di venerdì nei pressi del villaggio di Tal, dove sono morti quattro palestinesi e due soldati israeliani, aumentando il livello di tensione nell’area.

Gli incendi nelle moschee e gli attacchi nei villaggi palestinesi

Secondo le autorità palestinesi, gli attacchi avvenuti nell’area di Nablus hanno coinvolto diversi villaggi e hanno portato anche alla comparsa di scritte in ebraico sugli edifici, tra cui la frase “vendetta ebraica”. A Kour, nonostante i danni provocati all’ingresso della moschea, i residenti hanno celebrato comunque le preghiere. Le autorità locali ritengono che dietro gli incendi ci siano gruppi di coloni israeliani, mentre gli episodi hanno riacceso il confronto sulla presenza degli avamposti e sulle azioni compiute in Cisgiordania durante il periodo segnato dalla guerra a Gaza.

La situazione descritta nelle colline della Cisgiordania è legata anche alla crescita degli avamposti dei coloni, che secondo il racconto fornito hanno approfittato del contesto della guerra a Gaza e della presenza di un governo israeliano più a destra nella storia di Israele. Le fattorie Gilad sono state coinvolte in un incendio che ha lasciato senza casa ottanta famiglie israeliane. I container installati negli anni vengono descritti come strutture create una dopo l’altra vicino ai villaggi palestinesi, con insediamenti che non hanno ricevuto l’autorizzazione dello Stato e che sono considerati illegali per la posizione espressa a livello internazionale.

Le operazioni annunciate da Netanyahu e le preoccupazioni dell’esercito

Il primo ministro israeliano Netanyahu ha annunciato che l’esercito è pronto ad ampliare le operazioni in Cisgiordania contro quelli che ha definito “covi del terrore”. L’annuncio è arrivato in un video registrato alla vigilia del viaggio a Washington. Nello stesso contesto, l’esercito israeliano ha avviato la procedura per demolire le case dei due palestinesi coinvolti nella sparatoria di venerdì. Le nuove misure si inseriscono in una fase di forte contrapposizione, mentre gli episodi di violenza tra coloni, residenti palestinesi e forze israeliane continuano a generare allarme.

I generali israeliani hanno avvertito del rischio che la situazione possa contribuire alla nascita di una nuova intifada, mentre gli incendi delle due moschee rappresentano uno degli ultimi episodi di una serie di scontri nelle aree della Cisgiordania. Le fiamme che hanno colpito i luoghi di culto si aggiungono alle tensioni già presenti tra villaggi palestinesi e avamposti dei coloni, dove la presenza di strutture non autorizzate e gli attacchi notturni hanno alimentato ulteriori contrasti. Il quadro resta segnato dagli effetti della guerra a Gaza e dalle operazioni militari annunciate nell’area.

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