Le gemelle Kessler e il dibattito sul suicidio assistito in Germania

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La morte di Alice ed Ellen Kessler, avvenuta insieme all'età di 89 anni, ha riacceso in Germania un dibattito complesso e profondamente radicato, quello sul suicidio assistito. Le gemelle, artiste di fama internazionale, hanno scelto di concludere la propria esistenza a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera, ricorrendo all'aiuto della Deutsche Gesellschaft für Humanes Sterben (DGHS), una delle principali organizzazioni del settore. La loro scelta, compiuta il 17 novembre, non rappresenta soltanto un addio ma un atto che, per la sua risonanza pubblica, viene interpretato come un potente segnale sociale, capace di influenzare la percezione collettiva su una materia eticamente sensibile.

L'iter burocratico e i costi

Secondo quanto reso noto dalla portavoce della DGHS, Wega Wetzel, le sorelle Kessler avevano avviato la procedura per il suicidio assistito già un anno prima della sua realizzazione, affrontando un iter burocratico e legale specifico. La tariffa complessiva per due persone, che si è attestata intorno ai seimila euro, ha incluso non solo l'assistenza medica finale ma anche il supporto legale e l'adempimento di tutte le pratiche necessarie, un percorso che l'organizzazione struttura per garantire il rispetto dei parametri di legge. Questo aspetto, se da un lato delinea un quadro normativo ormai definito, dall'altro solleva interrogativi sull'accessibilità economica di una simile opzione.

Le reazioni delle Chiese

Proprio la notorietà delle gemelle ha spinto le principali confessioni religiose a esprimere una netta preoccupazione. La Chiesa evangelica di Germania ha parlato esplicitamente del timore che il gesto delle Kessler contribuisca a una "normalizzazione del suicidio assistito", un processo che intende contrastare per evitare che si crei un clima sociale di accettazione indiscussa. Una posizione altrettanto decisa è stata assunta dalla Chiesa cattolica tedesca, la quale, attraverso la Conferenza episcopale, ha ribadito che lo Stato può consentire una "morte dignitosa" soltanto se, parallelamente, dà priorità e promuove attivamente "un’assistenza medica e infermieristica completa per i malati gravi e i morenti".

Le riflessioni oltre la cronaca

La vicenda ha ispirato anche riflessioni di carattere più intimo e psicologico, come quella della scrittrice Chiara Gamberale, che in una rubrica ha colto l'occasione per parlare del legame unico che unisce i gemelli, definendolo un "aggemellamento" fatto di incanto e paura, e di come la loro uscita di scena simultanea ponga l'accento sulla difficoltà di chi, invece, da solo, fatica a pensare se stesso. Queste considerazioni, seppur lontane dal dibattito istituzionale, arricchiscono la comprensione di una scelta che, nel caso delle Kessler, appare inscindibilmente legata a un'esistenza condivisa fin dalla nascita.

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