La morte delle gemelle Kessler e il dibattito sul suicidio assistito in Germania
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La scelta di porre fine alla propria vita attraverso il suicidio assistito, compiuta dalle gemelle Kessler, ha riacceso in Germania un dibattito che travalica le semplici cronache per investire questioni etiche, giuridiche e sociali di profonda complessità. La loro decisione, maturata in piena autonomia secondo quanto riportato, ha sollevato interrogativi sul ruolo dello Stato e sul significato stesso della dignità umana nel momento del trapasso, spingendo diverse voci a intervenire pubblicamente. Tra queste, quella della scrittrice Chiara Gamberale, che nella sua rubrica ha riflettuto sull'incanto e la paura degli "aggemellamenti", sottolineando come la vicenda abbia un valore simbolico anche per chi, solo, fatica a pensare se stesso.
Le reazioni delle Chiese
Preoccupazioni di segno opposto sono state espresse con forza dalle principali confessioni religiose tedesche. La Chiesa evangelica di Germania, infatti, ha parlato esplicitamente del timore che il caso delle due sorelle possa “contribuire alla normalizzazione del suicidio assistito”, un fenomeno che l'ente intende contrastare con determinazione. Una posizione, questa, che trova un solido parallelo nelle dichiarazioni della Conferenza episcopale tedesca, la quale, rappresentando la Chiesa cattolica, ha affermato con chiarezza che lo Stato può permettere “una morte dignitosa” soltanto a patto di dare priorità assoluta e di promuovere in modo concreto “un’assistenza medica e infermieristica completa” per tutti coloro che si trovano ad affrontare malattie gravi o la fase terminale dell'esistenza.
Voci a sostegno della scelta
D'altro canto, non sono mancati pareri che hanno visto nella decisione delle Kessler un atto di coraggio e di lucida consapevolezza. L'attrice Laura Efrikian, intervenendo in un programma televisivo, ha dichiarato senza mezzi termini: “Io penso che abbiano fatto bene”, aggiungendo di ritenere giusto che sia la persona a decidere del proprio destino, piuttosto che subire passivamente il volere di un fato cieco. Affermazioni che, se da un lato sembrano dare voce a una sensibilità sempre più diffusa, dall'altro alimentano una discussione pubblica già di per sé accesa e polarizzata, mostrando come la società tedesca si trovi a dover fare i conti con un tema delicatissimo.
La vita speculare delle gemelle
La loro esistenza, come la villa in cui hanno vissuto per decenni a Grünwald, è sempre stata un riflesso perfetto di un legame straordinario, costruito su una profonda sintonia e su una volontà di condivisione che si manifestava in ogni aspetto, persino in quello patrimoniale, stimato in una cifra considerevole. Avevano trasformato la loro residenza, con il suo ampio giardino e la piscina, in un mondo a parte, un luogo che incarnava lo stile di vita raffinato che le aveva sempre caratterizzate e nel quale, pur nella loro unione quasi simbiotica, avevano saputo preservare spazi di autonomia individuale. Un'esistenza, la loro, che si è svolta all'insegna di una doppia unicità, fatta di successi e di una complicità rara, e che si è chiusa con una scelta altrettanto radicale e coerente con il loro modo di essere.




