Eni supera le attese con un utile di 2,5 miliardi nonostante il calo del petrolio e l’euro forte

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante un contesto segnato dal ribasso del prezzo del Brent e dalla forza dell’euro, che hanno pesato sui margini, Eni ha chiuso il primo semestre del 2025 con un utile netto rettificato di 2,546 miliardi di euro, superando le stime degli analisti. Sebbene il risultato segni un calo del 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha rivisto al rialzo le prospettive per il resto dell’esercizio, puntando su un recupero nella seconda parte dell’anno.

Nel dettaglio, il secondo trimestre si è attestato a 1,134 miliardi, in flessione del 25%, un dato che riflette le pressioni esterne ma che, come sottolineato dalla società, è stato raggiunto "nonostante lo sfavorevole scenario prezzi e valutario". La capacità di contenere gli effetti negativi deriva in parte dalla diversificazione del portafoglio, con le rinnovabili che continuano a registrare una crescita significativa, compensando parzialmente le difficoltà del comparto tradizionale.

Intanto, mentre i mercati europei mostrano segnali di incertezza – con il FTSE Mib che oscilla intorno ai 40.500 punti, in attesa degli sviluppi sui dazi tra Ue e Stati Uniti, ora sotto la presidenza di Donald Trump – Eni ha scelto di rassicurare gli investitori confermando il dividendo, aumentato del 5% a 1,05 euro per azione. La revisione al rialzo della generazione di cassa attesa per il 2025 suggerisce una strategia volta a capitalizzare sui segmenti più dinamici, incluso il gas e le energie verdi, settori in cui il gruppo punta a consolidare la propria presenza.

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