Oro, l'analisi tecnica di oggi: difficile il recupero di 4.200 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mattinata contrastata per il Gold future con scadenza dicembre 2026, che ha inizialmente aggiornato i minimi di periodo, salvo poi risalire in territorio positivo, rimanendo però al di sotto della soglia psicologica dei 4.200 dollari. Il quadro tecnico rimane sotto pressione e sarà solo il recupero del precedente livello a fornire un primo segnale di tenuta, in grado di contrastare la fase correttiva in vigore ormai da oltre un mese.

Il quadro tecnico e i livelli da monitorare

Nelle prime battute della seduta, il metallo prezioso con consegna immediata (Gold spot) è stato scambiato a 4.139,8000 dollari l'oncia, con una flessione dello 0,03%, mentre il future con consegna a dicembre sul Comex è rimasto invariato a 4.162,30 dollari. Si tratta di movimenti minimi, che confermano un mercato in cerca di direzione dopo le recenti oscillazioni. Secondo gli analisti, la soglia dei 4.200 dollari rappresenta ormai più di un semplice livello tecnico: è un vero e proprio test per la forza del trend rialzista di lungo periodo.

Il mancato superamento di questa resistenza, insieme al verificarsi di un cosiddetto "fake breakout" nelle sedute precedenti, suggerisce che la struttura ribambente di breve periodo non sia ancora stata neutralizzata. I supporti principali vengono individuati nell'area compresa tra 4.125 e 4.160 dollari, mentre un'eventuale discesa sotto quota 4.100 aprirebbe la strada a ulteriori approfondimenti verso 4.060 e 4.000 dollari.

La pressione dei rendimenti obbligazionari

A pesare sulle quotazioni dell'oro è soprattutto la dinamica dei rendimenti dei titoli del Tesoro americano. Nella giornata di ieri, i tassi a lungo termine hanno continuato a salire: il rendimento del decennale si è attestato al 5,334%, mentre quello del trentennale ha raggiunto il 5,690%. Si tratta di livelli elevati, che tradizionalmente penalizzano un asset che non offre alcun rendimento cedolare. La forza del dollaro americano rappresenta un ulteriore fattore di ostacolo per il metallo prezioso, rendendolo più costoso per gli investitori che operano con altre valute.

Eppure, nonostante questa combinazione sfavorevole, l'oro sta mostrando una tenuta discreta, segno che altri fattori stanno compensando la pressione dei tassi.

Le attese sulla politica monetaria della Fed

A fornire un parziale sostegno alle quotazioni sono le aspettative legate alla prossima mossa della Federal Reserve. I dati sull'occupazione americana diffusi all'inizio del mese hanno evidenziato una crescita dei posti di lavoro inferiore alle attese, un elemento che ha ridotto le probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi nella riunione di ottobre. La banca centrale, che il mese scorso ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base portandolo al range 3,75-4%, potrebbe ora optare per una pausa, in attesa di valutare con maggiore attenzione l'evoluzione del quadro economico.

Gli investitori attendono con attenzione la pubblicazione dei verbali della riunione di settembre, prevista per mercoledì, che potrebbero offrire indicazioni più chiare sulle intenzioni del board.

Le prospettive di lungo periodo secondo le grandi banche

Nonostante la correzione in corso, le principali istituzioni finanziarie internazionali continuano a vedere un potenziale di apprezzamento per il metallo giallo. Goldman Sachs ha fissato il proprio obiettivo di fine 2026 a 4.900 dollari l'oncia, rivisto al ribasso rispetto alle stime precedenti ma ancora ben al di sopra delle quotazioni attuali. La banca d'affari americana punta soprattutto sulla domanda proveniente dalle banche centrali dei mercati emergenti, che stanno diversificando le proprie riserve valutarie riducendo l'esposizione verso il dollaro.

UBS, dal canto suo, mantiene una previsione di 5.500 dollari per la fine dell'anno, sostenendo che un rallentamento del ciclo restrittivo della Fed potrebbe restituire slancio al metallo prezioso. Le stime più ottimistiche arrivano da J.P. Morgan, che indica un target di 6.000 dollari, e da Wells Fargo, che colloca il proprio intervallo previsionale tra 6.100 e 6.300 dollari.

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