Fmi alza le stime del Pil italiano: +0,8% nel 2026, poi rallenta
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Redazione Economia
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Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita del Pil dell'Italia per il 2026, portandole dallo 0,5% allo 0,8%, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto alle stime pubblicate a luglio. L'aggiornamento è contenuto nel World Economic Outlook presentato il 13 ottobre a Bangkok, in occasione delle riunioni annuali del Fmi e della Banca mondiale. La revisione riguarda anche il 2027, per il quale gli economisti dell'istituzione prevedono un'espansione dello 0,6%, superiore di un decimo alla precedente valutazione.
La crescita italiana migliora, ma resta inferiore a quella europea
Il miglioramento delle prospettive dell'economia italiana si inserisce in una revisione positiva delle stime relative all'area euro. Per i Paesi che adottano la moneta unica, il Fondo prevede infatti una crescita dell'1,1% nell'anno in corso, due decimi in più rispetto alle valutazioni precedenti, mentre per l'anno successivo mantiene una previsione dell'1,2%. Il confronto evidenzia una differenza nella velocità di espansione: l'economia nazionale cresce meno della media europea e presenta una dinamica meno favorevole nell'orizzonte successivo.
Le nuove valutazioni possono essere confrontate anche con quelle delle altre istituzioni economiche. Nelle previsioni pubblicate a settembre, l'Ocse aveva indicato per l'Italia un'espansione dello 0,9% nell'anno in corso e dello 0,6% in quello successivo. Il governo italiano, nel documento di programmazione economica presentato a ottobre, aveva invece indicato una crescita dell'1% per l'anno corrente. Le differenze riflettono valutazioni elaborate in momenti diversi e sulla base di ipotesi economiche non necessariamente coincidenti. Il confronto mostra inoltre che la nuova previsione del Fondo si è avvicinata a quella dell'Ocse.
Economia mondiale, il Fmi prevede un'espansione del 3,1%
Anche le prospettive dell'economia mondiale sono state ritoccate al rialzo. Il Fondo monetario internazionale stima una crescita globale del 3,1% nel 2026, contro il 3% previsto nell'aggiornamento estivo, seguita da un'accelerazione al 3,4% nel 2027. Si tratta tuttavia di un ritmo inferiore a quello registrato nel 2025, quando l'espansione aveva raggiunto il 3,5%. Il rapporto segnala differenze significative tra le principali aree economiche, con risultati più favorevoli nei Paesi che beneficiano degli investimenti tecnologici e maggiori difficoltà per quelli maggiormente esposti all'aumento dei costi energetici.
Tra i fattori che hanno sostenuto l'attività economica internazionale figura la crescita degli investimenti nell'intelligenza artificiale, particolarmente intensa negli Stati Uniti e in alcune economie asiatiche specializzate nella produzione di componenti tecnologici. La riconfigurazione delle forniture energetiche ha inoltre contribuito ad attenuare parte degli effetti provocati dalla guerra in Medio Oriente. Il Fmi individua però diversi elementi di vulnerabilità, tra cui l'indebitamento pubblico, i rischi geopolitici e la concentrazione degli investimenti in un numero limitato di settori. Secondo le valutazioni diffuse insieme al rapporto, appena 32 Paesi contribuiscono al 95% dell'incremento della produzione mondiale.
Energia, inflazione e debito pesano sulle prospettive economiche
L'aumento dei prezzi di petrolio e gas rappresenta uno dei principali rischi individuati dagli economisti del Fondo. La guerra in Medio Oriente ha provocato forti tensioni sulle forniture, alimentando rincari che incidono sui costi di produzione delle imprese e sul potere d'acquisto delle famiglie. Le nuove proiezioni indicano un'inflazione mondiale del 4,7% nell'anno in corso, destinata a scendere al 4,1% in quello successivo. L'istituzione segnala inoltre che i Paesi importatori di energia e quelli con redditi più bassi sono particolarmente esposti agli effetti della crisi.
Per l'Italia, il Fondo aveva già individuato nella consultazione economica pubblicata durante l'estate alcuni fattori strutturali che limitano il potenziale di crescita. Tra questi figurano l'andamento demografico sfavorevole e le difficoltà nell'aumento della produttività, mentre gli investimenti collegati al Piano nazionale di ripresa e resilienza contribuiscono a sostenere l'attività economica. L'analisi aveva inoltre segnalato che il maggiore costo delle importazioni energetiche e la debolezza della domanda estera incidono sul saldo commerciale, mentre l'incertezza internazionale può frenare consumi privati e investimenti delle imprese.
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