Fmi taglia le stime di crescita: l’Italia rallenta, la Germania a zero

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma – Il Fondo monetario internazionale non ha dubbi: la guerra dei dazi avviata dall’amministrazione Trump, che da febbraio ha innescato ritorsioni a catena, peserà sull’economia globale. Quanto, però, resta difficile da calcolare. Lo sottolinea l’Fmi nel World Economic Outlook di aprile, che rivede al ribasso – seppur in misura diversa – le previsioni di crescita per il 2025 e il 2026 pubblicate a inizio anno. Un aggiustamento dettato dall’"alta incertezza", come la definisce l’istituzione, che rappresenta 191 Paesi e i cui dati fotografano gli effetti di politiche commerciali sempre più aggressive.

L’Italia, in questo scenario, vede ridursi le prospettive: il Pil nel 2025 è stimato allo 0,4%, contro lo 0,7% previsto a gennaio, mentre per il 2026 la crescita attesa scende dallo 0,9% allo 0,8%. Numeri che, se confermati, segnerebbero un’ulteriore frenata dopo anni di ripresa post-pandemica. Ma il dato più eclatante arriva dalla Germania, dove l’Fmi prevede una crescita nulla nel 2025, contro il già modesto +0,3% stimato in precedenza. Un segnale d’allarme per l’intera Eurozona, considerato il ruolo trainante dell’economia tedesca.

Le revisioni riflettono l’impatto dei dazi statunitensi, che hanno colpito settori chiave – dall’automotive all’acciaio – e generato rincari a cascata. Sebbene l’Fmi eviti toni catastrofisti, parla di un "grave shock" per il commercio internazionale, con effetti che potrebbero estendersi ben oltre il 2026. "L’incertezza è tale da rendere qualsiasi proiezione particolarmente volatile", si legge nel rapporto, che cita anche il rischio di ulteriori escalation.

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