Il commercio mondiale frena più del previsto, mentre il Fmi taglia le stime di crescita
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Redazione Economia
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La World Trade Organization ha rivisto al ribasso le prospettive per il 2025, prevedendo una contrazione dello 0,2% nel volume degli scambi globali di merci, un dato ben lontano dal +2,7% stimato solo sei mesi fa. Le cause, secondo l’organizzazione, non risiedono soltanto in indicatori economici sfavorevoli, ma in un mix di instabilità geopolitica, politiche commerciali discordanti e l’inasprirsi delle barriere doganali, che stanno minando la fluidità degli scambi.
Parallelamente, il Fondo Monetario Internazionale ha aggiornato il World Economic Outlook, riducendo di mezzo punto percentuale le previsioni di crescita globale per quest’anno, ora ferme al 2,8%, con un ulteriore lieve rialzo al 3% nel 2026. Un rallentamento netto rispetto al 3,3% registrato nel 2024, e una correzione che riflette l’impatto delle nuove tariffe commerciali annunciate dall’amministrazione Trump, le quali rischiano di innescare ritorsioni a catena. Gli Stati Uniti, in particolare, vedranno il proprio Pil crescere quasi un punto percentuale in meno rispetto alle attese, mentre la Cina e gran parte delle economie emergenti subiranno contraccolpi analoghi.
Il Messico, tuttavia, contesta apertamente queste proiezioni, definendole eccessivamente pessimistiche. Il governo di Città del Messico ha respinto le analisi del Fmi, sostenendo che i dati non tengano conto di fattori interni in grado di compensare le turbolenze internazionali. Intanto, l’ente finanziario avverte che l’ordine economico globale degli ultimi ottant’anni potrebbe essere sul punto di mutare radicalmente, con un ritorno al protezionismo che ricorda dinamiche ormai considerate superate.
Le tensioni commerciali, d’altronde, non sono l’unico elemento di incertezza. Le dispute geopolitiche irrisolte – dal Mar Cinese Meridionale al conflitto in Ucraina – continuano a pesare sui mercati, mentre le politiche monetarie restrittive adottate dalle principali banche centrali per contrastare l’inflazione rischiano di aggravare la stagnazione. Sebbene alcuni Paesi tentino di mitigare gli effetti attraverso accordi bilaterali, la mancanza di coordinamento internazionale lascia poco spazio all’ottimismo.




