Germania, quasi metà dei tedeschi favorevoli al bando dell’AfD dopo la designazione come "partito estremista"
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Redazione Esteri
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Quasi la metà dei cittadini tedeschi, il 48%, sostiene la messa al bando dell’Alternativa per la Germania (AfD), secondo un sondaggio condotto da Bild/Insa e pubblicato domenica. Il dato arriva pochi giorni dopo la decisione dei servizi segreti federali di classificare ufficialmente il partito come «estremista», una mossa che ha scatenato un acceso dibattito politico, non solo in Germania ma anche oltre i suoi confini. Sebbene la procedura per vietare un partito sia complessa e richieda il coinvolgimento della Corte costituzionale, il sondaggio riflette una divisione netta nell’opinione pubblica, con una fetta significativa della popolazione che vede nell’AfD una minaccia alla democrazia.
L’ascesa del partito, guidato da Alice Weidel – lesbica, ex manager della finanza e nipote di un giudice nazista – è stata favorita da una campagna social aggressiva, in particolare su TikTok, dove contenuti virali hanno contribuito a consolidare il consenso. Alle ultime elezioni federali, l’AfD ha ottenuto il 20,8% dei voti, posizionandosi come seconda forza politica. Una crescita che, secondo alcuni analisti, rende sempre più complicata qualsiasi ipotesi di interdizione, nonostante le accuse di estremismo.
«A livello giuridico, ora l’AfD potrebbe essere monitorata con metodi dei servizi segreti, ma nella pratica non cambierà molto», ha commentato lo storico Ilko-Sascha Kowalczuk, sottolineando come la designazione ufficiale abbia semplicemente «certificato l’ovvio». Secondo lui, però, difficilmente si arriverà a un bando: «Chi volesse avviare una procedura del genere si troverebbe contro il 20% dell’elettorato tedesco, con percentuali ancora più alte nell’Est del paese».
Intanto, un altro tema sta dividendo l’opinione pubblica tedesca: i rischi legati alle neurotecnologie. Elon Musk, attraverso la sua azienda Neuralink, ha restituito la parola a un paziente grazie a un chip impiantato nel cervello, ma già si discute dei possibili utilizzi militari di queste innovazioni. Tre volontari, Noland, Alex e Brad, portano da 18 mesi i dispositivi sperimentali, sollevando interrogativi etici su un futuro in cui la tecnologia potrebbe essere sfruttata per creare «super-soldati».




