Romina Power a “Belve” riapre il caso Ylenia: “So che è viva”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ultima puntata della stagione del programma di Rai 2, andata in onda martedì 28 aprile, ha trasformato il salotto di Francesca Fagnani in un tribunale emotivo dove il dolore della perdita si è scontrato con la tenacia di una madre che non ha mai accettato l’oblio. A distanza di trentatré anni dalla scomparsa di Ylenia Carrisi – avvenuta nel 1994 a New Orleans senza che il suo venisse mai ritrovato, nonostante le ricerche e le ipotesi investigative che si sono susseguite nel tempo – Romina Power ha riacceso i riflettori su uno dei misteri più oscuri dello spettacolo italiano, utilizzando la trasmissione non solo come vetrina promozionale ma come cassa di risonanza per una verità che ritiene ancora sepolta viva.
Una madre contro il tempo e contro le sentenze
Seduta di fronte alla giornalista, la cantante ha ribadito con una calma quasi inquietante la sua posizione, quella cioè che la figlia, scomparsa quando aveva ventitré anni, si trovi ancora da qualche parte nel mondo. “Parlo sempre di Ylenia perché so che lei è da qualche parte”, ha dichiaro Power rispondendo alle sollecitazioni della Fagnani, e aggiungendo un dettaglio che riporta il caso sul piano della sfera più intima e irrazionale: ha confessato di essersi affidata a persone dotate di poteri soprannaturali, le quali – a suo dire – non le hanno mai riferito che sua figlia non fosse più in vita. Una dichiarazione, quest’ultima, che getta nuova luce sul dissidio profondo che da sempre la separa dall’ex marito, Albano Carrisi; Per lui, che nel 2014 ha ottenuto dal tribunale la dichiarazione di morte presunta della ragazza, la vicenda si è chiusa con l’amara accettazione di un lutto. Per lei, invece, rappresenta una ferita aperta che sanguina ancora, alimentata dal racconto di visioni e sogni premonitori che la spingono a ritenere la figlia una prigioniera o una testimone involontaria finita in qualche giro di vite malavitoso nella città della Louisiana.
L’eleganza dell’anima contro la banalità del guardaroba
Mentre la puntata scavava nei drammi familiari, l'occhio incontentabile della critica televisiva si è comunque posato sugli aspetti più frivoli dello studio, producendo un contrasto stridente con la pesantezza dei temi trattati. In questo andirivieni tra pathos e gossip, le pagelle dei look hanno consegnato un verdetto impietoso per gli altri due ospiti: se Romina Power, avvolta in un’aurea di austerità elegante, ha ottenuto un altissimo punteggio per la sua “immutabilità” sul palco – un otto deciso che celebra chi non ha più bisogno di dimostrare nulla al sistema dello spettacolo – il cantante Sal Da Vinci è stato etichettato come “troppo anonimo”, fermo a una sufficienza risicata per un completo scuro privo di personalità. Non è andata meglio a Elena Santarelli, la quale si è vista rifilare un quattro (definito come “eleganza optional”) per una scelta stilistica considerata troppo slegata dalla tensione narrativa del programma.
Pugni sul tavolo e sassolini dalle scarpe
Al di là delle apparenze, la puntata ha offerto momenti di autentica confessione anche da parte delle altre due “belve” in studio. Elena Santarelli, lontana anni luce dagli stereotipi della semplice showgirl, ha infatti approfittato dello spazio concesso dalla Fagnani per togliersi diversi sassolini dalla scarpa, a partire dal mondo della conduzione televisiva. La sua è stata una sorta di resa dei conti privata: l’accusa, velata ma inequivocabile, rivolta a Emilio Fede – che a suo dire l’avrebbe fatta licenziare dai tempi delle “Meteorine” per aver rifiutato un invito a cena – è un colpo basso alla vecchia guardia del potere televisivo. E ancora, la delusione nei confronti di Chiara Ferragni per il caso legato ai pandori (“Le sue scuse non me le bevo, – ha tuonato – una con ventidue milioni di follower dovrebbe smuovere le ricerche”) ha dimostrato una capacità di azione scenica che spesso le viene negata. Dall’altra parte della postazione, Sal Da Vinci ha invece giocato una partita più difensiva, mostrandosi abile nel parare le stilettate della giornalista. Quando la Fagnani gli ha chiesto di rispondere alle accuse del giornalista Aldo Cazzullo – che definì la sua canzone “Per sempre sì” come un inno adatto ai matrimoni di camorra – il cantante napoletano ha evitato la rissa frontale, liquidando l’affondo con un elegante “Non cado in queste provocazioni”, per poi concludere che forse, sotto la doccia, persino il suo critico la canticchia.




