Romina Power a «Belve»: «Ylenia c’è. Lo sento nei miei sogni...»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Martedì 28 aprile, andando in onda su Rai 2 per l’ultimo appuntamento della settima stagione – prima dell’imminente debutto dello spin-off «Belve Crime» –, Francesca Fagnani accoglie sul suo celebre «sgabello» una delle ospiti più attese e sfuggenti del panorama televisivo italiano: Romina Power. L’artista, che vive in Puglia ma ha alle spalle un’infanzia divisa tra l’eredità hollywoodiana del padre Tyrone Power e la Roma della Dolce Vita, si racconta in quella che definisce un’intervista "senza filtri", alternando aneddoti leggeri sulla giovinezza lisergica a dichiarazioni pesanti come macigni riguardanti la scomparsa, avvenuta il 31 dicembre 1993 a New Orleans, della primogenita Ylenia Carrisi. Dopo aver a lungo declinato l’invito – sono serviti ben sette anni per convincerla –, la cantante spiega senza mezzi termini quale sia oggi la sua posizione rispetto a quella ferita mai rimarginata, confidando alla giornalista non solo un intimo dolore, ma anche una certezza che sfida ogni logica investigativa e giudiziaria.

«Quando cerchi un appoggio e non trovi niente»: la fine del sodalizio con Al Bano

La conduttrice, celebre per la sua capacità di scavare a fondo senza mai distogliere lo sguardo, per prima cosa chiede a Power quanto la gestione di quel lutto abbia inciso concretamente sulla separazione dal noto tenore, con il quale l’artista formava la coppia di maggior successo della canzone italiana. Romina sferza l’aria con parole di una lucidità disarmante: «Quando pensi di avere un pilastro vicino a te – rivela – e di colpo arriva il momento in cui vuoi appoggiarti e non c’è niente, non c’è un sostegno, allora le cose cambiano». La sua è un’accusa pesante, sebbene formulata con quella pacatezza che solo un lungo trascorrere del tempo può concedere, e riguarda l’atteggiamento che Al Bano Carrisi avrebbe avuto nei giorni più bui seguiti allo smarrimento della figlia; l’impressione di Power, evidentemente, è quella di essersi trovata sola nell’affrontare una voragine emotiva che invece avrebbe dovuto essere colmata da una reazione congiunta della coppia.

L’Lsd, Keith Richards e la madre ribelle

Prima di addentrarsi nel vivo del mistero, l’intervista regala però spazio anche a un racconto inedito e sorprendente della sua adolescenza, ben prima dell’incontro con Al Bano. Power ricorda con un sorriso gli anni Settanta a Londra, tra serate a base di Lsd (una sostanza che, ammette, «cancella la memoria») e la famosa notte passata a Roma in compagnia del chitarrista dei Rolling Stones, Keith Richards. La Fagnani, ascoltando questi episodi di evasione totale, la incalza su un aneddoto in particolare, ovvero quello in cui sua madre, Linda Christian, finì per somministrare involontariamente la droga al re Hussein di Giordania. «Ho pochi ricordi di quella notte – scherza Power, restituendo ai telespettatori l’immagine di un’artista ben diversa rispetto alla donna remissiva e rassicurante degli show del passato –, ma è stata un’esperienza forte». Un passato, insomma, molto più burrascoso e controcorrente rispetto all’immagine di madre e moglie perfetta che la cronaca rosa le ha cucito addosso per decenni.

«Nessuno mi ha mai detto che lei non c’è più»

Tuttavia, è tornando a parlare di Ylenia – la studentessa di letteratura che aveva preso un anno sabbatico per girare il mondo e che fu vista l’ultima volta mentre forse si gettava nel Mississippi – che Romina Power lascia cadere la frase destinata a fare discutere. «Parlo sempre di Ylenia – afferma con fermezza davanti alle telecamere di Rai 2 – perché so che lei è da qualche parte». La giornalista, preso atto della sicurezza della cantante, non può fare a meno di notare come Power continui ostinatamente a definirsi madre di quattro figli, nonostante la figlia maggiore sia ufficialmente scomparsa da oltre trent’anni. E la risposta di Power non si fa attendere, arricchendosi di un particolarissimo dettaglio: «Lo sento, sì. Nei miei sogni. E ho anche parlato con persone che hanno poteri soprannaturali. Nessuno di loro, nessun sensitivo, mi ha mai detto che Ylenia è morta». Nelle sue parole non c’è traccia dell’accettazione della perdita, ma piuttosto la radiosa ostinazione di chi ha trasformato un istinto materno in una tesi inconfutabile, sorvolando (volutamente) su qualsiasi prova concreta emersa in oltre un ventennio di indagini e piste seguite, che hanno spaziato dalle testimonianze di un guardiano dell’acquario di New Orleans fino alle false confessioni di un serial killer americano.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.