Omicidio di Mezzolombardo, il dramma silenzioso dietro la porta accanto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mezzolombardo, paese tranquillo della Val di Non, è scosso da un fatto di sangue che ha portato alla luce una storia di violenza domestica lunga anni, finita in tragedia nella notte tra giovedì e venerdì. Quella che ai vicini era sembrata una festa, con voci concitate e un cane che abbaiava senza sosta, si è rivelata l’ennesima lite tra Simeun Panic, 46 anni, e la moglie Milka, culminata con l’intervento del figlio Bojan, che ha colpito a morte il padre per difendere la madre.

«Sembrava ci fosse un’animazione insolita, poi è calato il silenzio», racconta chi abita nello stesso condominio, senza immaginare cosa stesse accadendo dietro quelle mura. Il sindaco Michele Dalfovo, intervenuto sul posto, ha parlato di una «disgrazia assoluta», sottolineando come episodi del genere, per quanto rari, impongano riflessioni urgenti. «Come Comune ci stiamo muovendo per aumentare l’attenzione su queste situazioni, ma a volte qualcosa sfugge», ha ammesso, senza nascondere lo smarrimento di fronte a un dramma che ha colpito una famiglia poco conosciuta nel paese.

Quella dei Panic era una sofferenza nascosta, celata da un sorriso di circostanza. Milka, agli amici e ai conoscenti, ripeteva che tutto andava bene, ma pochi sapevano che le minacce del marito erano diventate una routine, «come il buongiorno del mattino», come ha confessato a qualcuno prima di scaricare l’app salvavita, strumento pensato per chiedere aiuto in situazioni di pericolo. Simeun, sempre più oppresso dall’alcol e da un’ossessiva gelosia, l’aveva costretta a continui traslochi – da Laives a Mezzocorona, fino all’ultima tappa a Mezzolombardo – in un escalation di violenza che aveva reso la casa un luogo di paura.

L’ultima goccia era stata una foto innocua, pubblicata sui social, che ritraeva Milka con alcuni colleghi durante una pausa lavoro. Quell’immagine, interpretata dal marito come un tradimento, aveva scatenato l’ennesima aggressione, alla quale Bojan, 19 anni, ha reagito afferrando un coltellino a serramanico. La Procura, valutando la giovane età del ragazzo, la sua collaborazione con gli inquirenti e la convergenza delle sue dichiarazioni con quelle del resto della famiglia, ha deciso di non applicare misure cautelari. «È la scelta giusta dal punto di vista processuale», hanno spiegato gli investigatori, mentre l’avvocata Veronica Manca ha precisato che il ragazzo si trova «in un luogo protetto» con i familiari.

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