"Picchiava la mamma, non ce la facevo più": il racconto di Bojan Panic dopo l'omicidio del padre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra giovedì e venerdì scorso, in quella casa di via Frecce Tricolori a Mezzolombardo dove la paura era di casa da anni, Bojan Panic, 19 anni, ha afferrato un coltello e colpito a morte il padre Simeun, 46enne, mentre questi aggrediva la madre Milka, 41 anni, nell’ennesimo episodio di violenza domestica. Davanti alla pm Patrizia Foiera, il ragazzo ha confessato di non essersi reso conto subito di ciò che aveva fatto, come se il gesto fosse frutto di un impulso irrefrenabile, dettato dalla disperazione. Solo quando sono arrivate le forze dell’ordine, chiamate dai vicini allarmati dalle urla, ha realizzato la gravità dell’accaduto.

La famiglia Panic, originaria della Bosnia, aveva già alle spalle una storia segnata dalle sopraffazioni. Trasferitisi prima a Laives, poi a Mezzocorona e infine a Mezzolombardo, Simeun aveva portato con sé un’esistenza fatta di alcol e aggressività, con la moglie e i due figli – Bojan e un fratello minore – costretti a subire minacce e botte senza mai trovare una via d’uscita. Quella notte, l’uomo era rientrato ubriaco, aveva sfondato la porta della stanza dove dormivano la moglie e i figli, pretendendo il cellulare con toni sempre più violenti. È stato allora che Bojan, come ha raccontato agli investigatori, ha perso il controllo.

Il gip ha disposto la scarcerazione del ragazzo già nella serata di venerdì, ritenendo che non rappresentasse un pericolo per la società. Una decisione che tiene conto non solo della dinamica – con Bojan che ha agito in un contesto di difesa della madre – ma anche dell’assenza di precedenti penali e della collaborazione immediata con le indagini. La vicenda, però, va oltre il singolo fatto di cronaca, sollevando interrogativi su come situazioni del genere possano degenerare senza che nessuno intervenga per tempo.

Paolo Crepet, psichiatra noto per le sue posizioni spesso provocatorie, ha commentato la tragedia con parole che hanno suscitato reazioni contrastanti. «Un padre e una madre che ascoltano Mozart non finiranno uccisi dal proprio figlio», ha detto, alludendo a un degrado culturale e relazionale che, a suo dire, alimenta simili drammi. Un’analisi che, al di là delle semplificazioni, riflette su come certi contesti familiari possano trasformarsi in trappole senza via di fuga.

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