Negò la chemio alla figlia, poi la stessa scelta per sé: Rita Benini muore a 60 anni
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Redazione Interno
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Il destino, si potrebbe dire con un alone di macabra ironia se non fosse per la tragica serietà dei fatti, ha riproposto identica la scelta estrema a distanza di un decennio: dopo aver rifiutato le cure convenzionali per la figlia, Rita Benini, 60 anni, di Bagnoli di Sopra (Padova), è morta per un tumore alla lingua, avendo anch’essa respinto la chemioterapia.
La donna, venuta a mancare nella sua abitazione, era stata condannata in via definitiva nel 2023 a due anni di reclusione per omicidio colposo, insieme al marito Lino Bottaro, in relazione alla morte della loro secondogenita Eleonora, avvenuta nell’agosto del 2016. La 18enne era stata stroncata da una leucemia linfoblastica acuta che i genitori, seguaci del cosiddetto "metodo Hamer", scelsero di non trattare con i protocolli medici ufficiali, preferendo approcci alternativi a base di vitamina C e psicoterapia.
La morte della madre e il racconto del marito
Nel caso di Rita Benini, la diagnosi di una forma tumorale squamosa alla bocca è arrivata quando ormai la malattia era in stato avanzato, al punto da richiedere un intervento chirurgico all’ospedale dell’Angelo di Mestre. Sebbene si fosse sottoposta all’operazione, la 60enne ha fermamente rifiutato il successivo iter terapeutico, quello stesso ciclo di radio e chemioterapia che avrebbe potuto tentare di arginare il male.
Lino Bottaro, il marito che condivide con lei la fede nelle teorie del medico tedesco radiato dall’albo, ha riferito che la moglie gli ripeteva: «Se quello è il destino, deve fare il suo corso».
Coerente fino all’ultimo con un credo che considera superiore alla medicina basata sulle evidenze, la donna si è spenta tra atroci sofferenze fisiche; il coniuge ha aggiunto che lei "si mordeva la lingua di notte per il dolore che le avevano inflitto", un'espressione che nell'interpretazione dell'uomo cela il risentimento per l’esposizione mediatica e giudiziaria subita dalla coppia.
La condanna per la figlia Eleonora e il metodo Hamer
La vicenda giudiziaria che li aveva travolti riguardava la giovanissima Eleonora; quando nel 2015 e 2016 emerse la leucemia, i sanitari prospettarono una possibilità di guarigione intorno all'80% attraverso la chemioterapia, ma i Bottaro imposero il rifiuto. Il Tribunale per i minorenni arrivò persino a sospendere la potestà genitoriale, ordinando le cure, ma la coppia trasferì la ragazza in una struttura in Svizzera per proseguire con il metodo di Hamer, rifiutato dalla comunità scientifica internazionale.
Solo dopo il rientro in Italia, ormai in condizioni critiche, Eleonora morì il 29 agosto 2016 a Monselice. La lunga battaglia legale, culminata con la pronuncia della Cassazione, ha stabilito che i genitori la "sottrassero alle cure che potevano guarirla", condannandoli a due anni (pena sospesa) per omicidio colposo.
Coerenza ideologica e un lutto precedente
A dispetto della sentenza e delle critiche ricevute, Lino Bottaro non ha mai mostrato pentimento, anzi, ha ribadito con forza la propria estraneità a quella che definisce un'ingiustizia perpetrata da medici e informazione, arrivando a definire la moglie scomparsa come una "martire" e la morte della figlia come uno strumento "propedeutico a far capire come non vi sia giustizia a questo mondo".
La loro adesione alle teorie di Hamer, che postula l'origine psichica del cancro in seguito a conflitti emotivi irrisolti, ha resistito anche a un precedente tragico evento familiare: nel 2013, il primogenito della coppia, Luca, morì improvvisamente a soli 22 anni sulle piste da sci di Folgaria a causa di un aneurisma cerebrale. Per Rita Benini, quel lutto rappresentava la chiave di volta del male sopravvenuto.




