Negò la chemio alla figlia, poi rifiuta le cure anche per sé: morta di tumore a 60 anni. Il marito: «Farei come lei»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’eco del caso giudiziario che dieci anni fa aveva sconvolto l’opinione pubblica, portando alla ribalta una vicenda dai contorni drammatici e inquietanti, si riaccende oggi con un epilogo che, per quanto sconvolgente, appare intriso di una tragica coerenza. Rita Benini, la madre di Eleonora Bottaro – la diciottenne morta nel 2016 per una leucemia linfoblastica acuta dopo che i genitori avevano deciso di non sottoporla ai protocolli di chemio e radioterapia – si è spenta a sessant’anni, divorata da un tumore alla lingua.

Ad accomunare il destino delle due donne, separate da un decennio ma legate da un filo rosso di inesorabile uniformità, è stata la medesima scelta di campo: il rifiuto categorico della medicina ufficiale, in nome di una fede incrollabile nel cosiddetto “metodo Hamer”, una priva teoria antiscientifica che considera il cancro come la diretta conseguenza di un conflitto psichico irrisolto.

Rita Benini, residente a Bagnoli di Sopra, nel Padovano, dove gestiva con il marito Lino Bottaro un negozio di fotografia a Conselve, si era sottoposta a un intervento chirurgico per asportare una massa che si era formata sulla lingua. Quando però i medici dell’ospedale dell’Angelo di Mestre le hanno prospettato la necessità di procedere con le terapie successive – chemioterapia e radioterapia, le stesse che un tempo avrebbero potuto salvare la figlia – la donna ha opposto un rifiuto secco.

“Mia moglie mi ha detto che se quello era il destino, doveva fare il suo corso”, ha raccontato Lino Bottaro ai cronisti, descrivendo i giorni difficili preceduti dalla morte della moglie, avvenuta nella loro abitazione. Una morte dolorosa, preceduta da notti in cui la donna, come ha aggiunto il coniuge, “si mordeva la lingua” a causa dei dolori atroci inflitti dal male che la stava divorando.

L’ombra del processo e il metodo Hamer

Non si può comprendere la portata di questa vicenda senza riavvolgere il nastro della memoria fino all’agosto del 2016, quando Eleonora, appena maggiorenne, morì dopo una battaglia contro la leucemia che i sanitari avevano valutato come ampiamente aggredibile (le possibilità di guarigione, secondo le prognosi, si attestavano attorno all’80%).

I suoi genitori, profondamente influenzati dalle teorie di Ryke Geerd Hamer – un ex medico tedesco radiato dall’albo per cattiva pratica – le avevano imposto cure alternative a base di vitamina C, agopuntura e sedute psicologiche, rifiutando i protocolli ospedalieri.

Nel 2023, dopo un iter giudiziario complesso che ha visto coinvolti i servizi sociali e un tentativo di sottrarre la potestà genitoriale alla coppia, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna per Rita Benini e il marito Lino Bottaro: due anni di reclusione per omicidio colposo. Una sentenza che però, a giudicare dalle dichiarazioni del superstite, non ha mai scalfito la loro convinzione. “Siamo persone serie e siamo sempre stati coerenti con il nostro pensiero”, ha ribadito Bottaro, ribaltando la prospettiva e rivendicando una sorta di martirio.

Il racconto del marito: «Mia moglie è una martire»

Lino Bottaro, rimasto solo dopo aver perso prima la figlia e ora la moglie (senza dimenticare il figlio Luca, morto nel 2013 a soli 22 anni per un aneurisma mentre si trovava sulle piste da sci di Folgaria), non mostra segni di ravvedimento. Anzi, nelle interviste rilasciate ai quotidiani locali, l’uomo ha trasformato il dolore della perdita in una bandiera di opposizione al “sistema”.

“Mia moglie è la nuova martire e la morte di mia figlia Eleonora è stata propedeutica a far capire come non vi sia giustizia a questo mondo”, ha affermato, utilizzando un lessico che fa leva su un presunto complotto ai danni della sua famiglia.

Nonostante la moglie abbia sofferto “dolori atroci” prima di spegnersi, l’uomo ha respinto ogni critica sulla scelta di non intervenire per lenire la malattia attraverso i canali ufficiali, arrivando a dichiarare che, se si trovasse nella stessa situazione, “farebbe come lei”, ovvero rifiuterebbe le cure per seguire il destino.

Una coerenza portata fino all’ultimo respiro

La vicenda di Rita Benini si pone dunque come il tragico epilogo di un percorso ideologico estremo, dove la libertà di scelta individuale – o, nel caso della figlia minorenne, la libertà di scelta dei genitori – si è scontrata violentemente con i principi della medicina basata sulle evidenze scientifiche. La donna è rimasta ancorata al credo di Hamer fino all’ultimo istante, rifiutando quelle stesse cure che, paradossalmente, la legge le aveva imposto di somministrare alla figlia dieci anni prima.

Per la famiglia di Bagnoli di Sopra, la morte non rappresenta una sconfitta, bensì l’estrema conseguenza di una filosofia di vita che vede nella sofferenza e nell’accettazione incondizionata del destino – piuttosto che nella lotta clinica – l’unico percorso possibile. Un destino beffardo, quello che ha voluto che madre e figlia morissero nello stesso modo, a distanza di un decennio, lasciando sul campo una scia di interrogativi giudiziari e morali a cui, in questo momento, solo le fredde cronache giudiziarie possono tentare di dare una forma.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.