Gas russo, il prezzo non scenderebbe: cosa dicono i numeri
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Redazione Economia
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Il ritorno del gas russo nelle forniture italiane non comporterebbe una riduzione del prezzo per i consumatori, secondo quanto sostenuto dalla premier Giorgia Meloni nel confronto sulle politiche energetiche. La questione è tornata al centro del dibattito politico mentre il costo dell'energia pesa sulla competitività delle imprese e alimenta il confronto sugli approvvigionamenti. Del rapporto con Mosca, delle forniture disponibili in Europa e della formazione dei prezzi si è parlato anche nella puntata di “Numeri” di Sky TG24 del 14 ottobre.
Perché il gas russo non coincide automaticamente con un prezzo più basso
Il punto centrale del confronto riguarda la differenza tra il costo sostenuto per estrarre il gas e il prezzo al quale la materia prima viene venduta sul mercato. Il costo di produzione, infatti, non determina da solo quanto paga chi acquista energia in Europa. A spiegare questo meccanismo è stato anche Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, attraverso un esempio basato su un costo di estrazione pari a 1 e su una vendita sul mercato europeo a 10: la differenza resta al produttore, al netto degli altri costi.
La stessa impostazione è stata richiamata da Meloni nel dibattito sul possibile ritorno alle forniture russe. Il prezzo del gas in Europa viene determinato dal mercato e, in particolare, dal riferimento del Ttf, la borsa olandese utilizzata come parametro per gli scambi. Il ragionamento della presidente del Consiglio parte anche dal peso che il gas russo aveva avuto nel mix italiano negli anni di maggiore importazione: la componente proveniente da Mosca era comunque inferiore al 40% del totale, rendendo il prezzo complessivo dipendente anche dalle condizioni offerte dagli altri fornitori.
Il confronto politico divide la maggioranza e l'opposizione
La discussione sulle importazioni dalla Russia ha prodotto posizioni differenti anche all'interno del campo politico. Tommaso Foti, ministro degli Affari europei, ha sostenuto in un'intervista al Corriere della Sera che la richiesta di tornare ad acquistare gas russo arriva da Futuro Nazionale e dal Movimento 5 Stelle. Sul ruolo della Lega, il ministro ha invece distinto tra le dichiarazioni pubbliche e gli atti parlamentari, sottolineando che il partito ha votato la risoluzione insieme alle altre forze di maggioranza.
Il riferimento a Matteo Salvini si inserisce proprio in questa distinzione. Il tema degli approvvigionamenti energetici ha infatti riaperto il confronto sulla convenienza economica delle forniture provenienti dalla Russia e sulle conseguenze delle scelte compiute dall'Europa. La discussione non riguarda soltanto la disponibilità fisica della materia prima, ma anche il modo in cui il mercato europeo trasforma l'offerta dei diversi Paesi produttori in un prezzo comune di riferimento.
Energia e competitività, il nodo degli Ets
Il costo dell'energia è strettamente collegato anche alle preoccupazioni espresse dal mondo industriale. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha indicato gli Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, come uno dei capitoli fondamentali per la competitività delle imprese. La richiesta avanzata è quella di una sospensione temporanea del meccanismo, mentre il caro energia continua a rappresentare una pressione sui costi di produzione.
Secondo Orsini, senza una sospensione temporanea degli Ets il rischio indicato per l'Italia riguarda 50.000 posti di lavoro. La posizione dell'associazione degli industriali lega dunque la questione energetica non soltanto alla scelta dei Paesi dai quali acquistare il gas, ma anche al peso delle regole europee sulle imprese. Nel dibattito entrano di conseguenza due piani distinti: da una parte la provenienza delle forniture e la formazione del prezzo della materia prima, dall'altra gli oneri collegati alle politiche ambientali europee.
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