Decreto bollette, l'intesa preliminare con Bruxelles e il tetto al gas che non convince ancora sui tempi
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Redazione Interno
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Il governo italiano e la Commissione europea hanno raggiunto un'intesa politica preliminare sulle misure previste dal decreto Bollette. L'annuncio arriva da Palazzo Chigi e dal ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, con una precisazione che ridimensiona qualsiasi entusiasmo: non si tratta dell'approvazione definitiva, ma di un passaggio che dovrà ora essere tradotto in un nuovo testo normativo da notificare a Bruxelles per la valutazione formale sui aiuti di Stato.
Il meccanismo del tetto al gas e l'esclusione dell'Ets
Il cuore dell'accordo riguarda il funzionamento del mercato elettrico italiano. Poiché il prezzo all'ingrosso dell'energia viene determinato dall'impianto più costoso chiamato a soddisfare la domanda, e nella maggior parte dei casi si tratta di una centrale alimentata a gas, un rincaro della materia prima finisce per trascinare verso l'alto l'intera quotazione, compresa quella dell'elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
Lo schema concordato con Bruxelles interviene su questo meccanismo con un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato dalle centrali, compensando la differenza con risorse pubbliche, sul modello della cosiddetta eccezione iberica concessa a Spagna e Portogallo nel 2022.
Resta fuori dall'intesa, invece, la questione dei costi legati al sistema Ets, il mercato europeo delle quote di emissioni di anidride carbonica. La Commissione ha chiarito che le compensazioni potranno coprire esclusivamente l'aumento del prezzo del gas e non il costo delle emissioni, per non annullare l'effetto dissuasivo che il sistema dovrebbe esercitare sull'uso dei combustibili fossili.
Si tratta di un punto che pesa sui conti delle imprese italiane, soprattutto quelle energivore, e che secondo il ministro delle Imprese Adolfo Urso richiede di utilizzare le risorse già stanziate dal decreto per compensare le distorsioni del meccanismo Ets.
Le dichiarazioni e i passaggi ancora mancanti
Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito l'intesa «un primo passo importante», precisando che «a breve notificheremo alla Commissione Ue un nuovo testo della norma» coerente con il quadro temporaneo di aiuti per la crisi in Medio Oriente, il Metsaf, per finalizzare l'accordo formale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una trattativa «lunga, ma costruttiva» che consente di intervenire sulla formazione del prezzo dell'elettricità e sull'impatto del costo del gas, senza però indicare nel corso del punto stampa a Bruxelles alcuna quantificazione dei risparmi attesi né i tempi in cui questi si tradurranno nelle fatture.
Il senatore di Fratelli d'Italia Gianni Rosa, vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Madama, ha commentato il via libera comunitario definendolo «un passo in avanti decisivo» e sostenendo che una risposta coordinata e strutturale fosse l'unica strada percorribile, poiché nessuno Stato membro avrebbe potuto affrontare da solo la pressione sui mercati energetici.
Nel comunicato diffuso dalla sua forza politica si sottolinea anche che la transizione ecologica non deve trasformarsi in una deindustrializzazione forzata e che il pacchetto di misure sbloccate a livello comunitario permetterà un allentamento della pressione sulle bollette e sui costi operativi delle aziende.
Le misure già varate in attesa dell'ok definitivo
Il decreto Bollette era stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso febbraio con una dotazione complessiva che, secondo il governo, avrebbe garantito benefici per oltre cinque miliardi di euro. Tra le misure già previste figurano un contributo straordinario di 115 euro per le famiglie titolari del bonus sociale elettrico, che si aggiunge ai 200 euro già riconosciuti, portando il totale a 315 euro annui.
Per le imprese, il provvedimento interviene sugli oneri di sistema e prevede riduzioni stimate dal governo in oltre 500 euro l'anno per artigiani e piccoli ristoratori sulla bolletta elettrica, con benefici crescenti per le Pmi di maggiori dimensioni.
L'esecutivo ha inoltre inserito nel testo il divieto di telemarketing non richiesto nel settore energia, la proroga della dismissione delle centrali a carbone al 2038 e un aumento dell'aliquota Irap per le aziende del comparto energetico dal 3,9 al 5,9 per cento per il 2026 e il 2027. La misura sul tetto al gas, però, è quella che condiziona l'entità effettiva dei risparmi: senza il via libera formale di Bruxelles e senza la notifica del nuovo testo, qualsiasi stima sulle prossime fatture resta sospesa.
Il decreto attende ora di essere riscritto secondo lo schema concordato e di ottenere l'autorizzazione europea, un passaggio che la Commissione ha assicurato valuterà in via prioritaria.
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