Salvo D’Acquisto verso la beatificazione, il fratello ricorda: «Era un ragazzo d’oro»
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Redazione Interno
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Alessandro D’Acquisto, oggi 88enne, conserva ancora vividi i ricordi di suo fratello Salvo, il vicebrigadiere dei carabinieri che, a soli 23 anni, sacrificò la propria vita per salvare 22 civili innocenti durante l’occupazione tedesca in Italia. «Quando Salvo fu fucilato, io avevo sei anni», racconta Alessandro, l’ultimo di cinque figli, con una voce che tradisce l’emozione di chi ha vissuto un dramma familiare diventato storia nazionale. «Era il primogenito, e io ero il più piccolo. Ma i ricordi di lui, e di quel giorno in cui ci dissero che era stato ucciso a Palidoro, non li ho mai dimenticati».
Il 23 settembre 1943, Salvo D’Acquisto fu fucilato dai paracadutisti dell’esercito tedesco dopo essersi offerto in cambio della vita di un gruppo di civili rastrellati per rappresaglia. Il suo gesto eroico, testimoniato da chi era presente, tra cui Angelo Amadio, è rimasto impresso nella memoria collettiva come simbolo di coraggio e altruismo. Prima di morire, gridò “Viva l’Italia”, un atto di resistenza che ha contribuito a trasformare la sua figura in un’icona della lotta contro l’oppressione.
Ora, a distanza di quasi ottant’anni, la Chiesa ha riconosciuto Salvo D’Acquisto come Venerabile, un passo significativo verso la beatificazione. Alessandro, che all’inizio aveva accolto con distacco l’iter canonico, oggi ammette di essere emozionato. «Ci sono due coincidenze che mi colpiscono», dice. «Salvo e Padre Pio sono morti entrambi il 23 settembre, anche se in anni diversi. E l’iter per la loro canonizzazione è iniziato nello stesso anno, il 1983. Oggi uno è San Pio, e Salvo è Venerabile».
La decisione di Papa Francesco di elevare Salvo D’Acquisto al titolo di Venerabile arriva in un momento in cui la Chiesa sta portando avanti altri processi di canonizzazione, come quello di Bartolo Longo, annunciato durante un concistoro. Per Alessandro, il riconoscimento del fratello rappresenta non solo un atto di giustizia postuma, ma anche un conforto personale. «Il suo sacrificio è stato l’unico conforto per noi», afferma, sottolineando come la memoria di Salvo continui a vivere non solo nella sua famiglia, ma anche nell’immaginario collettivo.




