Capello striglia l'Inter: “In Italia si premiano le simulazioni, in Europa serve il gioco vero”. E sulle italiane in Champions è una débâcle

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La fotografia del momento che attraversa il calcio italiano, se si guarda ai risultati nelle coppe europee, è impietosa e non ammette repliche. Tre squadre su tre, quelle impegnate nei playoff di Champions League, sono uscite sconfitte dalle gare d'andata, e il dato complessivo, una summa che prescinde dalle attenuanti e dalle letture parziali, parla chiaro: dieci reti subite contro appare tre realizzazioni. Un conto, questo, che fotografa un divario tecnico e, verrebbe da dire, anche mentale, che rischia di estromettere del tutto la Serie A dagli ottavi di finale della competizione già in questo mese di febbraio. Come se non bastasse, la batosta più recente, quella subita dall'Inter sul campo del Bodo/Glimt, ha riacceso il dibattito sulla preparazione delle nostre squadre agli impegni che contano, con Fabio Capello che, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, non ha usato mezzi termini per analizzare la prestazione dei nerazzurri e, più in generale, il momento no delle italiane.

Il conto salato delle italiane e l'analisi di Capello

La debacle, per usare un termine giornalistico ormai consueto in queste circostanze, ha riguardato un po' tutte. La Juventus, dopo essersi portata in vantaggio per due a uno a Istanbul, si è fatta rimontare e travolgere da un Galatasaray indemoniato, capace di segnare cinque reti e di annichilire i bianconeri -2-8. L'Atalanta, dal canto suo, ha retto per un tempo sul campo del Borussia Dortmund, salvo poi cedere nella ripresa e incassare due gol che complicano oltremodo il ritorno a Bergamo -3. Ma è la sconfitta dell'Inter, maturata sul sintetico norvegese, ad aver fatto più rumore, anche per le dichiarazioni rilasciate da Christian Chivu nel post-partita, quando ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla qualità e dall'intensità del Bodo/Glimt -1. Una confessione, quella del tecnico nerazzurro, che suona quasi come un'ammissione di impotenza, se rapportata alla vigilia in cui si parlava di un avversario sulla carta abbordabile, nonostante i precedenti di Roma e Lazio e la recente caduta del Manchester City -6.

Fabio Capello, forte della sua esperienza internazionale, ha centrato il punto debole del sistema. A suo avviso, il problema non è solo tecnico o tattico, ma culturale. "Sono sincero, mi aspettavo di più dai nerazzurri", ha esordito l'ex tecnico, per poi aggiungere una riflessione più ampia che riguarda il modo di intendere il calcio in Italia: "Da noi si premiano le simulazioni e i falli furbi, in Europa invece premiano il gioco e la cattiveria agonistica vera". Un'accusa pesante, quella di Capello, che ha voluto sottolineare come le squadre italiane, abituate a un certo tipo di arbitraggio e a determinate dinamiche in campionato, si trovino poi impreparate ad affrontare avversari che propongono un calcio più fisico e verticale, come i norvegesi del Bodo. L'ex allenatore ha poi evidenziato la differenza di approccio: "Loro giocavano a calcetto, con passaggi rapidi e uno contro uno continui. Erano in campo e basta, mentre i nostri sembravano non avere quella scintilla, quella cattiveria che serve in queste partite".

Il rischio ranking e il futuro della serie A in europa

A rendere ancora più amara questa sconfitta multipla non è solo la questione del prestigio o la possibilità concreta di vedere tutte e tre le formazioni italiane eliminate già ai playoff. C'è un aspetto ben più concreto e preoccupante, che riguarda il futuro dell'intero movimento, ed è il cosiddetto ranking UEFA. Le sconfitte di Juventus, Atalanta e Inter, come sottolineato da analisi approfondite, hanno fatto scivolare l'Italia al quinto posto nella classifica che determina il numero di squadre ammesse alla Champions League -5. Dietro Inghilterra, Germania, Portogallo e Spagna, la nostra Serie A si ritrova ora a rincorrere, con le possibilità di ottenere un quinto posto per la prossima edizione della massima competizione europea che si allontanano sempre di più, riducendosi quasi allo zero.

Non si tratta, quindi, solo di una questione di orgoglio o di una stagione storta. Il rischio concreto è che il movimento paghi per anni questa debacle, vedendo ridotto il proprio peso specifico in Europa e, di conseguenza, i propri introiti. Il fatto che il Napoli, campione d'Italia in carica, sia stato eliminato addirittura nella fase a gironi, era già stato un campanello d'allarme. Ma vedere tre squadre, con organici importanti e ambizioni europee, incapaci di competere con formazioni sulla carta inferiori come il Bodo/Glimt o di reggere l'urto con squadre comunque alla portata come Galatasaray e Borussia Dortmund, è un segnale che deve far riflettere. La risposta del calcio italiano alle critiche, per usare una metafora calcistica, è stata un'autorete. E adesso, in vista dei ritorni, servirà un'impresa per evitare che l'Italia resti con zero squadre agli ottavi, un'eventualità che avrebbe conseguenze nefaste, un po' come accadde ai dieci piccoli indiani del celebre romanzo di Agatha Christie, scomparsi uno dopo l'altro.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.