La stoccata di Henry sulle italiane in Champions: “Perché vi sorprendete? Questa è la situazione del calcio italiano”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La due giorni europea che ha visto protagoniste le formazioni di Serie A si è trasformata in un autentico bollettino di guerra, con tre sconfitte su tre che hanno riaperto, e nemmeno troppo sorprendentemente a detta di alcuni, il dibattito sulla reale competitività del nostro calcio a livello continentale. Se martedì sera erano state Atalanta e Juventus, rispettivamente a Dortmund e Istanbul, uscire dal campo con le ossa rotte – 2-0 per i tedeschi contro la Dea e un roboante 5-2 subito dai bianconeri in casa del Galatasaray –, nella notte italiana di mercoledì è toccato all’Inter, capolista in campionato, cadere sotto i colpi del Bodo/Glimt. La squadra norvegese, che già nella fase campionato aveva eliminato il Napoli e si era resa protagonista di imprese memorabili contro Manchester City e Atletico Madrid, ha travolto i nerazzurri con un perentorio 3-1, sfruttando il gelo dell’Aspmyra Stadion e un gioco veloce e aggressivo che ha messo in luce tutti i limiti della squadra di Cristian Chivu -2-6. Un risultato pesante, quest’ultimo, che costringe la formazione milanese a inseguire una rimonta proibitiva al ritorno a San Siro, così come accaduto per le connazionali.

“Non è una sorpresa, guardate cosa ha fatto il Bodo”

A gettare benzina sul fuoco della crisi, o forse semplicemente a fotografare con lucidità una realtà sotto gli occhi di tutti, ci ha pensato Thierry Henry. L’ex campione francese, intervenuto negli studi di CBS Sports Golazo, ha bollato come pretestuoso lo stupore per queste sconfitte, invitando a una riflessione più profonda e strutturale. “Siete sorpresi? È la situazione attuale del calcio italiano, sfortunatamente”, ha esordito l’ex attaccante, le cui parole sono state riprese dalle principali agenzie e testate sportive. Henry ha poi argomentato il suo pensiero con una domanda retorica che smonta le facili giustificazioni: “Uno magari può essere sorpreso ma vedendo i risultati recenti del Bodo/Glimt, che hanno fatto in casa e in trasferta, è una sorpresa quello che hanno fatto?”. Il riferimento è chiaramente alle vittorie dei norvegesi contro colossi come il City e i colchoneros, un curriculum che toglie ogni alone di casualità all’impresa e che, anzi, avrebbe dovuto mettere in guardia l’Inter.

Dieci gol subiti in due sere e la sensazione di un declio sistemico

Osservando i tabellini, i numeri disegnano un quadro impietoso per le rappresentanti della Serie A. Atalanta, Juventus e Inter hanno incassato complessivamente dieci reti in tre partite, subendo la supremazia tecnica e atletica di avversari che, almeno sulla carta, partivano con aspettative diverse. La squadra di Gian Piero Gasperini, pur tenendo testa al Borussia Dortmund per larghi tratti, non è riuscita a violare la porta di Kobel, subendo invece le letali ripartenze tedesche. Ben più grave la situazione in Turchia, dove la Juventus di Luciano Spalletti, dopo un primo tempo giocato a buoni livelli e chiuso in vantaggio per 2-1, è letteralmente implosa nella ripresa, subendo quattro gol e perdendo per espulsione Juan Cabal, in quella che è parsa una resa mentale oltre che fisica. Infine il Bodo, che con i suoi tre gol all’Inter ha completato l’opera, dimostrando una freschezza atletica e una precisione sotto porta che hanno fatto sembrare il calcio italiano, per usare un eufemismo, fermo a un’altra epoca.

Il peso delle assenze e la profondità delle rose

Certo, si potrebbe obiettare che le tre squadre italiane abbiano affrontato le trasferte con diverse defezioni e che il turnover abbia inciso, specialmente per un’Inter che deve gestire anche l’impegno in campionato. Ma l’analisi di Henry, nel suo essere spietata, punta il dito contro una tendenza ben più radicata: il declino del movimento, certificato anche dalle ripetute assenze della Nazionale ai Mondiali. “Quando anche la Nazionale fatica ad arrivare al Mondiale, non una, non due, ma tre volte, qualcosa di evidente c’è”, ha aggiunto il francese, collegando idealmente i disastri delle squadre di club con la sterilità del vivaio e della cultura calcistica italiana. Il fatto che squadre come il Bodo/Glimt, con un budget irrisorio e giocatori pescati in campionati minori, possano mettere in difficoltà e surclassare tatticamente le nostre big la dice lunga su un ritmo di gioco e una intensità che in Italia si fatica a trovare.

Il conto finale dell’andata dei playoff recita 10 a 3 in favore dell’Europa contro l’Italia, un punteggio tennistico che umilia un intero movimento. Per la Juventus servirà un’impresa da quattro gol di scarto contro il Galatasaray, per Atalanta e Inter vincere con almeno tre reti di vantaggio rispettivamente su Borussia Dortmund e Bodo/Glimt. Missioni non impossibili sulla carta, ma che alla luce di quanto visto nei novanta minuti di andata, appaiono come impervie scalate. Resta il fatto, inconfutabile e messo in luce da Henry, che il problema è a monte: non ci si può sorprendere se una squadra come il Bodo/Glimt vince, perché ormai i confini del calcio che conta si sono allargati, e l’Italia arranca nel tentativo di stare al passo.

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