Fincantieri, 5,5 miliardi per tre navi da crociera a Monfalcone

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ufficio tecnico di Fincantieri, che già da tempo si era misurato con le sfide della transizione energetica nel settore navale, ha ora tra le mani un’opportunità concreta destinata a segnare il prossimo decennio di attività nel cantiere di Monfalcone. È stato infatti siglato, durante il Seatrade Cruise Global in corso a Miami, un accordo da oltre 5,5 miliardi di euro con la compagnia statunitense Princess Cruises per la costruzione di tre gigantesche unità da crociera, tutte appartenenti alla nuova classe Voyager. Ciascuna di esse, va detto, supererà per dimensioni e capacità qualsiasi altra nave attualmente in servizio per lo stesso marchio: 183.000 tonnellate di stazza lorda e circa 4.700 passeggeri a bordo. Un volume che impone un ripensamento degli spazi portuali, delle procedure di imbarco e persino dei piani di emergenza, ma su questo aspetto il comunicato ufficiale tace.

La spinta del gas naturale liquefatto

L’elemento tecnico di maggior rilievo, quello che differenzia questa commessa dalle precedenti pur di analogo valore, risiede nell’alimentazione. Le tre navi – la cui consegna è prevista a distanza di tre anni l’una dall’altra, tra la fine del 2035, il 2038 e il 2039 – utilizzeranno principalmente gas naturale liquefatto. Lo si definisce la tecnologia più avanzata disponibile su scala industriale per i combustibili marini, e non a caso: garantisce una riduzione immediata delle emissioni di gas serra, oltre a un abbattimento significativo degli inquinanti locali rispetto ai tradizionali oli pesanti. Nessuna dichiarazione trionfalistica, però, è trapelata dalla dirigenza di Fincantieri; piuttosto, si respira l’aria di chi ha negoziato a lungo prima di mettere nero su bianco un impegno che impegnerà il cantiere giuliano per oltre un decennio.

Monfalcone al centro della strategia

Proprio lo stabilimento di Monfalcone, crocevia storico della cantieristica italiana e non nuovo a tensioni sindacali legate ai carichi di lavoro, si troverà così a gestire un programma costruttivo di rara complessità. Le tre unità della classe Voyager, ha spiegato Princess Cruises, diventeranno le più grandi della sua flotta, superando le attuali ammiraglie. Non si tratta soltanto di un record di stazza, ma di una scommessa logistica: produrre scafi di quelle dimensioni mantenendo i tempi di consegna – sette anni dalla firma per la prima nave, dodici per l’ultima – significa coordinare fornitori, subappaltatori e forza lavoro con una precisione quasi maniacale. La stessa Fincantieri, del resto, ha imparato sulla propria pelle che i ritardi nelle consegne possono trasformarsi in penali salate.

Un accordo da 5,5 miliardi e niente dettagli sui costi unitari

L’accordo, ufficializzato a Miami in un contesto espositivo di primo piano per l’industria crocieristica, non è stato accompagnato dalla consueta ripartizione dei costi per singola nave. Si sa solo che il valore complessivo supera abbondantemente i 5,5 miliardi di euro, una cifra che include probabilmente progettazione, materiali, sistemi di propulsione e allestimenti interni. Ciò che invece è certo, perché dichiarato da entrambe le società, è l’adozione del GNL come carburante principale, una scelta che allinea la nuova classe Voyager agli standard più stringenti imposti dalle aree di controllo delle emissioni, come il Mediterraneo e il Mare del Nord. Nessun riferimento, nelle poche righe diffuse, a possibili motorizzazioni dual-fuel o a sistemi di accumulo elettrico a bordo. E nessun cenno, infine, a eventuali opzioni per una quarta nave, nonostante la prassi in questo segmento preveda spesso contratti quadro con estensioni.

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