L’attacco fantasma: hacker cinesi nel sistema Italia, il caso Garlasco e le spese contese con la Svizzera
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Redazione Economia
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L’ombra lunga della guerra informatica – quella che non lascia cadaveri in un vicolo buio, ma paralizza servizi essenziali e spolpa banche dati – si allunga ancora una volta sull’Italia. Gli ultimi rapporti convergono su un nome, o meglio su un’etichetta: Salt Typhoon. Non si tratta di un gruppo qualsiasi. Questi stessi hacker, legati a filo doppio con apparati dello Stato cinese secondo le ricostruzioni investigative, avevano già colpito le infrastrutture di telecomunicazione statunitensi con una virulenza tale da far scattare allarmi al massimo livello. Stavolta il bersaglio è IBM Italia, o per meglio dire una sua costola societaria: Sistemi Informativi, realtà giuridicamente distinta dalla madre ma operativamente esposta.
L’attacco – che non ha ancora rivelato la sua reale profondità, tanto che gli esperti parlano di “poche certezze” sull’impatto effettivo – ha messo sotto pressione l’intero comparto della Pubblica Amministrazione. D’altronde, come ha spiegato Iezzi del gruppo Zenita (un osservatorio privato di cybersicurezza), la strategia di Salt Typhoon non è quella del vandalo digitale, ma del cartografo armato. “L’obiettivo – ha dichiarato – è tracciare una mappa, per decidere quando osservare, influenzare, interrompere e colpire”. Parole che disegnano uno scenario di intrusione silenziosa, propedeutica a chissà quali mosse future. Il ministro per la P.A. Alberto Zangrillo ha confermato che tutti gli attori istituzionali competenti stanno seguendo le procedure previste dalla normativa per definire i contorni dell’intrusione; l’obiettivo, ha aggiunto, resta quello di tutelare i dati e garantire i servizi. E i servizi essenziali, a quanto consta, sono stati ripristinati.
La tela cinese, la diplomazia difficile e il nodo di Crans Montana
Parallelamente alla minaccia informatica – che ovviamente non conosce confini ferroviari o alpini – si è aperto un altro fronte, del tutto analogo ma diversamente tangibile: quello delle spese mediche dei feriti di Crans Montana, con Italia e Svizzera che si rimpallano le colpe (e le parcelle ospedaliere). Uno scontro diplomatico rimasto sinora in sordina, ma che riaccende vecchie tensioni sulla gestione dei soccorsi transfrontalieri. A complicare il quadro interno, ecco riaffiorare il caso Garlasco: l’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi, che da anni tiene banco tra colpi di scena giudiziari e riaperture processuali, torna sotto i riflettori con nuovi sviluppi d’indagine. Non ci sono ancora elementi definitivi, e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Ma il vecchio delitto – uno dei più bui e controversi della cronaca nera degli ultimi vent’anni – riprende a far discutere gli addetti ai lavori, senza clamori inutili.
La mostra sul Barocco, l’altro sguardo sul tempo
In un’Italia che guarda con apprensione ai propri server (e alle proprie memorie digitali), c’è però chi sceglie di voltare lo sguardo all’indietro, molto indietro. Fino al Barocco, per l’esattezza. Gianfranco Brunelli, direttore della mostra allestita ai Musei San Domenico di Forlì (visitabile fino al 28 giugno 2026), ci accompagna in un affascinante viaggio dentro le tele, le sculture e le architetture di un’epoca che sembra lontanissima. Eppure, come spiega lo stesso Brunelli, il messaggio di quel periodo – fatto di meraviglia, movimento e contrasto – riverbera ancora nell’arte contemporanea. Un’oasi di storie e colori, quasi a controbilanciare la cronaca più minacciosa degli attacchi digitali e delle ferite mai del tutto rimarginate.
Tornando all’attacco cyber, resta intanto il senso di un’esposizione asimmetrica: mentre le cancellerie discutono e i ministri assicurano procedure, Salt Typhoon ha già mostrato di saper colpire senza lasciare tracce immediate, se non una lunga coda di interrogativi. I servizi stanno funzionando, per ora. Ma la mappa – quella di cui parlava Iezzi – potrebbe essere già stata disegnata.




