Brasilia, marcia mondiale: Fortunato d’oro nella mezza maratona, l’Italia chiude con otto medaglie
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La calura brasiliana, quella che avvolge Brasilia in una morsa di umidità quasi irreale per un marciatore europeo, non ha fermato l’azzurro Francesco Fortunato. Anzi, è stato proprio sul filo del limite fisico, nell’ultimo chilometro di una gara tattica e soffocante, che il pugliese ha piazzato l’allungo decisivo per conquistare la mezza maratona ai Mondiali a squadre di marcia 2026. Il suo tempo, 1h27’25”, racconta solo in parte la durezza di una competizione dove la gestione delle energie, più della velocità pura, faceva la differenza. Fortunato ha atteso il momento giusto, nascosto nel gruppo per gran parte del percorso, e poi ha spezzato l’equilibrio con una progressione che nessuno ha saputo contrastare. Una vittoria di peso specifico notevole, se si considera che questa rassegna, insieme agli Europei di Birmingham di metà agosto, rappresenta l’appuntamento più importante della stagione per la specialità.
La miniera azzurra non si esaurisce mai, neppure con le assenze pesanti
L’Italia della marcia, anche privata di diversi elementi di primo piano, ha dimostrato a Brasilia di possedere un serbatoio tecnico inesauribile. In una giornata caratterizzata da temperature elevate e da un tasso di umidità capace di mettere in difficoltà anche i più esperti, gli atleti italiani hanno firmato prestazioni di rilievo in tutte e sei le gare in programma. Il dato più eclatante, oltre all’oro di Fortunato, è il bottino finale: otto medaglie complessive. Un numero che conferma, semmai ce ne fosse bisogno, come la scuola italiana di marcia continui a produrre risultati di altissimo livello, alternando con naturalezza veterani e giovani di valore. Tra questi ultimi, spiccano le prestazioni di Nazareno Orlandi e Luca Cassai, protagonisti di quattro podi complessivi nelle categorie giovanili, a riprova di un ricambio generazionale già in grado di competere sui palcoscenici più impegnativi.
Stano e Orsoni guidano l’argento di squadra nella maratona di marcia
Sulla distanza regina dei 42 chilometri, quella che verrà omologata anche per i prossimi impegni agonistici, l’Italia ha conquistato un argento mondiale di squadra di notevole spessore. A trascinare il gruppo ci ha pensato Massimo Stano, campione olimpico a Tokyo, giunto quinto nella gara individuale. Alle sue spalle, settimo assoluto e secondo tra gli azzurri, si è piazzato Riccardo Orsoni: proprio lui, con la sua prestazione solida e costante, ha contribuito in modo decisivo alla somma dei tempi dei migliori tre italiani, quella che ha permesso alla Nazionale di salire sul secondo gradino del podio a squadre. Lo stesso Orsoni, al termine della prova, non ha nascosto di gradire particolarmente questa distanza, trovandola congeniale alle sue caratteristiche di marciatore di passo e resistenza.
Argento anche per le donne nella prova a squadre, Fiorini seconda individuale
La spedizione brasiliana ha regalato soddisfazioni anche in campo femminile. Nella maratona di marcia, le azzurre hanno conquistato un altro argento a squadre, confermando la profondità del movimento italiano anche tra le donne. A livello individuale, da segnalare l’ottima prova di Fiorini, capace di chiudere al secondo posto nella sua gara. Un risultato, quest’ultimo, che impreziosisce ulteriormente un quadro già ricco di soddisfazioni. Nel computo complessivo dei podi, l’oro a squadre della manifestazione è andato all’Ucraina, davanti alla Spagna e all’Australia. L’Italia, pur senza trionfi nella classifica generale per nazioni, ha però firmato la performance più costante e multiforme tra tutte le delegazioni presenti, raccogliendo medaglie in quasi ogni categoria in cui era schierata.
L’ultimo chilometro di Fortunato, la lucidità di Orsoni, la solidità di Stano
Tre nomi, tre stili diversi: Fortunato, capace di trasformare la fatica in un’accelerazione improvvisa; Orsoni, la garanzia di una continuità che diventa punto di riferimento per i compagni; Stano, l’esperienza che guida il gruppo anche quando la classifica individuale non sorride pienamente. A loro si aggiungono i giovani Orlandi e Cassai, i cui piazzamenti sui podi giovanili raccontano di un domani che, per la marcia italiana, è già oggi. Il caldo di Brasilia, insomma, non ha sciolto la concentrazione azzurra. L’ha semmai temprata, restituendo l’immagine di una squadra che, pur priva di alcuni dei suoi interpreti più noti, sa ancora trovare le risorse per lottare contro le migliori nazionali del pianeta. E così, mentre l’Ucraina si prende l’oro a squadre, l’Italia porta a casa un tesoro di otto medaglie e la consapevolezza che la propria egemonia in questa disciplina è tutt’altro che tramontata.




