Medio Oriente, accordo firmato ma la tregua resta un miraggio tra bombe e proteste

Medio Oriente, accordo firmato ma la tregua resta un miraggio tra bombe e proteste
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre a Washington veniva sancito un accordo quadro tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, la notte portava con sé il fragore di nuovi bombardamenti israeliani al confine tra lo Stato ebraico e il Libano, a dimostrazione di quanto sia labile, in questa fase, il confine tra diplomazia e conflitto.

L'Idf ha colpito un villaggio nella zona cuscinetto, un'azione che ha immediatamente innescato le proteste dei militanti di Hezbollah, i quali non hanno gradito il contenuto dell'incontro diplomatico con gli israeliani, percepito come una resa dei conti o, peggio, come un cedimento strategico. E mentre il fronte settentrionale mostrava tutti i suoi segni di instabilità, a Gaza decine di manifestanti sono scesi in piazza contro Hamas, segno che il malcontento popolare serpeggia anche tra le fila di chi, fino a ieri, sosteneva la resistenza armata contro l'occupazione.

I quattordici punti dell'intesa siglata a Washington

L'amministrazione americana, attraverso una nota diffusa dal Dipartimento di Stato, ha reso pubblici i dettagli dell'accordo trilaterale che coinvolge gli Stati Uniti, lo Stato di Israele e la Repubblica del Libano, un documento articolato in quattordici punti che gettano le basi per un decremento delle ostilità. Nell'intesa, il governo israeliano e quello libanese, con il pieno sostegno degli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald J.

Trump, ribadiscono il loro obiettivo di giungere a una stabilizzazione del territorio, sebbene le modalità operative lascino intendere che il cammino verso la pace sarà lento e irto di ostacoli.

In conformità all'Allegato sulla Sicurezza, e nell'ambito del più ampio sforzo volto al monopolio statale delle armi e al controllo sovrano del territorio da parte dello Stato libanese, le Forze Armate Libanesi assumeranno gradualmente la piena ed effettiva responsabilità della sicurezza in zone pilota, le quali serviranno da meccanismo per il ritiro graduale e verificato delle Idf e per il dispiegamento delle stesse Forze Armate Libanesi.

Zone pilota e ritiro graduale: i dettagli dell'intesa

L'accordo quadro, raggiunto al termine del quinto round di negoziati diretti che ha impegnato le delegazioni per cinque giorni intensi, prevede dunque un meccanismo a due fasi che dovrebbe consentire, almeno sulla carta, di allentare la tensione lungo la Linea Blu.

Le zone pilota rappresentano il fulcro dell'intesa, aree circoscritte dove l'esercito libanese prenderà il posto dei soldati israeliani in un processo che dovrà essere costantemente verificato da osservatori internazionali, mentre le Idf resteranno posizionate nella zona di sicurezza fino a quando le condizioni sul campo non saranno ritenute idonee per un ulteriore arretramento.

La strategia americana, che ha fortemente spinto per questo accordo, mira a creare un precedente operativo che possa essere esteso ad altre aree contese, ma le reazioni sul campo, a partire dai razzi e dalle proteste, raccontano una realtà ben diversa da quella dei salotti diplomatici di Washington.

Il fronte di Gaza e le proteste contro Hamas

A complicare ulteriormente il quadro mediorientale, già di per sé infuocato, si aggiunge la situazione nella Striscia di Gaza, dove il dissenso interno al movimento islamico sta assumendo contorni sempre più preoccupanti per la tenuta del governo locale. Decine di manifestanti si sono radunati per esprimere la loro contrarietà alla gestione di Hamas, in un clima di crescente disperazione economica e politica che rischia di aprire un secondo fronte interno per le fazioni palestinesi.

Questi episodi di contestazione, sebbene ancora circoscritti, rappresentano un segnale allarmante per la leadership di Gaza, costretta a fare i conti non solo con il nemico esterno ma anche con il malumore della popolazione civile, stremata da anni di blocchi e conflitti. Intanto, lungo lo Stretto di Hormuz, la tensione rimane alta con gli Stati Uniti che continuano a mantenere un atteggiamento vigile nei confronti dell'Iran, mentre i bombardamenti nella notte al confine tra Israele e Libano hanno vanificato sul nascere gli entusiasmi generati dall'accordo di Washington.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.