I fratelli Menendez restano in carcere, la libertà vigilata è negata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A più di tre decenni dall’omicidio dei genitori, commesso nel lontano 1989, i fratelli Lyle ed Erik Menendez non lasceranno il carcere. La Commissione per la libertà vigilata della California ha respinto, in due udienze distinte, le loro richieste di scarcerazione condizionale, chiudendo – almeno per il prossimo futuro – ogni spiraglio di libertà. La decisione giunge in un momento di rinnovato interesse sul loro caso, alimentato potentemente dalla serie Netflix "Monsters: The Lyle and Erik Menendez Story", che ne ha riproposto le intricate vicende all’opinione pubblica.

Le udienze, svoltesi in formato virtuale, hanno visto le contrapposte argomentazioni dell’ufficio del procuratore distrettuale di Los Angeles, dei due condannati e di alcuni loro familiari, questi ultimi considerati vittime secondarie del crimine e schieratisi a sostegno della loro scarcerazione. La commissione, tuttavia, ha ritenuto che entrambi rappresentino ancora «un rischio per la società», motivando in modo dettagliato i propri dinieghi.

Per quanto concerne Erik, di 53 anni, la commissione ha riconosciuto i suoi sforzi nel parlare di fede e sobrietà e la sua partecipazione ad attività a sostegno dei detenuti più anziani. Ciononostante, ha giudicato questi elementi ampiamente insufficienti, contrapponendovi un lungo elenco di infrazioni disciplinari commesse in carcere. Tra queste spiccano l’uso illecito di telefoni cellulari, condotto – si legge nelle motivazioni – «in modo egoista, come se le regole per lui non valessero», collaborazioni con bande carcerarie, traffico di stupefacenti e persino l’ideazione di uno schema di frode fiscale.

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