I fratelli Menendez restano in carcere, negata la libertà vigilata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una commissione giudiziaria californiana ha respinto, per il secondo giorno consecutivo, la richiesta di libertà vigilata avanzata dai fratelli Menendez, condannati all’ergastolo per l’omicidio dei loro genitori, Kitty e José Menendez, consumatosi nell’agosto del 1989 nella loro villa di Beverly Hills. Dopo il diniego opposto a Erik, 53 anni, è toccato al fratello maggiore Lyle, 57enne, vedersi negare la possibilità di un rilascio anticipato, con la decisione motivata dalla persistente pericolosità sociale di entrambi.

La commissione, che ha ascoltato le parti in un’udienza tenutasi in formato virtuale, ha stabilito che Lyle dovrà attendere altri tre anni prima di poter ripresentare la domanda, ritenendo che non abbia fornito elementi sufficienti a dimostrare una sua completa riabilitazione o il venir meno della minaccia che rappresenta. Sebbene i suoi sostenitori, incluso alcuni familiari considerati a loro volta vittime indirette del crimine, ne avessero descritto la condotta carceraria esemplare, le autorità hanno evidenziato come il detenuto non abbia mai ammesso pienamente le proprie responsabilità né mostrato un autentico pentimento per il duplice omicidio, un fatto di cronaca nera che, all’epoca, sconvolse l’opinione pubblica per la sua efferatezza e le dinamiche familiari intricate.

Già in precedenza, peraltro, il percorso detentivo di Erik era stato giudicato in modo negativo dalla stessa commissione, la quale aveva elencato una serie di violazioni disciplinari commesse nel corso degli anni, tra cui l’uso illecito di telefoni cellulari, collaborazioni con bande carcerarie, traffico di sostanze stupefacenti e persino la partecipazione a uno schema di frode fiscale gestito dall’interno del penitenziario. Comportamenti che, sebbene il detenuto parli ora di fede e di sobrietà, hanno contribuito a delineare un profilo tutt’altro che rassicurante.

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