La tregua navale nel Mar Nero, un vantaggio per Mosca che rilancia l'economia
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Redazione Esteri
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L’accordo raggiunto a Riad, dopo due giorni di negoziati complessi e separati fra le delegazioni russa, ucraina e statunitense, rappresenta un primo passo verso una tregua parziale, ma le clausole contenute nel testo lasciano ampio spazio a interpretazioni divergenti. Grigory Karasin, senatore russo, e Sergei Beseda, capo dei servizi segreti di Mosca, hanno ottenuto ciò che il Cremlino cercava da tempo: la garanzia di una navigazione sicura nel Mar Nero, la rinuncia all’uso della forza contro le navi commerciali e l’impegno a non utilizzarle per scopi militari. Un risultato che, se da un lato potrebbe alleviare le tensioni in un’area strategica, dall’altro permette alla Russia di riaprire rotte fondamentali per le sue esportazioni, soprattutto di grano e idrocarburi.
Nonostante l’intesa, firmata sotto la mediazione americana, le ostilità sul terreno non si sono fermate. I bombardamenti continuano, e le parti hanno già iniziato a disputare sulle modalità di applicazione dell’accordo. Mosca, in particolare, ha colto l’occasione per rilanciare la richiesta di un allentamento delle sanzioni, mentre Kyiv teme che la tregua navale possa tradursi in un vantaggio logistico per le forze russe. Donald Trump, intervistato da Newsmax, ha espresso scetticismo: «Penso che la Russia voglia vedere la fine di questa storia, ma potrebbe star tergiversando». Un dubbio che sembra trovare conferma nelle dichiarazioni contrastanti emerse subito dopo la firma.




