Massimiliano Allegri tedoforo per Milano Cortina 2026, la fiaccola accende la vigilia della sfida col Como
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Redazione Sport
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Il primo pomeriggio a Milanello, dominato dalla preparazione tecnica per il delicato recupero contro il Como, è stato preceduto da un’esperienza di natura ben diversa, sebbene profondamente legata ai valori dello sport. Massimiliano Allegri, infatti, nella mattinata ha vestito i panni di tedoforo per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, percorrendo con la fiaccola un tratto di circa duecento metri a Borgomanero, nel Novarese, durante la tappa diretta verso Varese. «Essere tedoforo durante il viaggio della Fiamma verso Milano è stato un grande onore e un'emozione intensa», ha dichiarato l’allenatore rossonero, definendo quell’oggetto simbolico come l’incarnazione di «valori fondamentali come impegno, rispetto, sacrificio e spirito di squadra», gli stessi che, a suo dire, lo sport trasmette quotidianamente unendo persone e popoli. Un momento di pausa elevata, dunque, prima del ritorno alla battaglia del campionato, che il tecnico ha descritto come un’esperienza bellissima, sottolineando come la meraviglia dello sport risieda proprio nelle sue regole e nella sua disciplina.
Dalla fiaccola al Sinigaglia, il salto immediato
Nella stessa giornata, distanziando pochi chilometri e diverse ore, Allegri si è così trovato a condensare i due aspetti della sua professione: quello ideale, legato ai principi universali dell’olimpismo, e quello pragmatico e contingentato della Serie A. La conferenza stampa al centro sportivo di Milanello, inevitabilmente, ha dovuto abbracciare entrambi i temi, mescolando le riflessioni sul gesto appena compiuto con le analisi tattiche per la partita in programma. Una transizione rapida, quasi senza soluzione di continuità, che ha portato l’allenatore dalla luce della torcia olimpica, passata di mano in mano per le strade di provincia, alle luci dei riflettori puntati sulla sfida al Sinigaglia.
Un incrocio generazionale sul campo
La sfida che attende il suo Milan, del resto, presenta contorni di particolare interesse, configurandosi come il primo scontro diretto tra Allegri e l’emergente allenatore del Como. Quest’ultimo, in un esercizio di umiltà, ha paragonato il confronto a uno scontro tra «la serie D che affronta la Champions», riconoscendo ad Allegri di aver «dimostrato tutto», mentre a sé stesso attribuisce il fatto di non aver ancora dimostrato nulla. Oltre al duello in panchina, l’ostacolo per i rossoneri è rappresentato dalla squadra lariana, una formazione di vertice che, in piena corsa per un posto in Champions League, rimane imbattuta nelle proprie mura lacustri. Una vittoria del Como, in effetti, ridurrebbe il distacco dal Milan a soli tre punti, aggiungendo ulteriore peso a una partita già di per sé decisiva per gli equilibri della classifica.
I valori del tedoforo e la prova sul terreno
Quei principi di impegno e sacrificio evocati da Allegri mentre correva con la fiamma, quindi, troveranno un’applicazione concreta e immediata sul rettangolo di gioco di Como. L’allenatore, che ha definito lo sport uno strumento di unione, si troverà ad affrontare una competizione dove la tensione agonistica è massima, ma che, nelle sue intenzioni, dovrebbe pur sempre riflettere la dignità di un gioco governato da norme precise. La doppia veste della giornata – quella del tedoforo, ambasciatore di un messaggio super partes, e quella dell’allenatore, concentrato sulla vittoria della propria squadra – delinea così il ritratto complesso di una figura professionale chiamata a muoversi costantemente tra diversi piani, dall’ideale al pratico, dal simbolico al concretissimo risultato di tre punti.




