Furti alla Coin di Termini, la cassiera davanti al gip: «Ho commesso errori e leggerezze, ma non mi sono arricchita»
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Redazione Interno
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L’interrogatorio, fissato in sede di udienza preliminare, ha visto la donna, dipendente storica del punto vendita con oltre vent’anni di servizio alle spalle, comparire dinanzi al giudice per le indagini preliminari di Roma, Angelo Giannetti. La decisione di procedere con l’atto istruttorio, va ricordato, scaturiva dalla richiesta della Procura – nello specifico del pubblico ministero Stefano Opilio – di applicare una misura cautelare in carcere nei suoi confronti, così come per altri tre suoi ex colleghi finiti nel registro degli indagati. La cassiera, assistita dall’avvocato Carlo Testa Piccolomini, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato, ha voluto comunque rilasciare alcune dichiarazioni spontanee, nel tentativo di chiarire la propria posizione. Ha respinto con decisione l’ipotesi di essersi appropriata di somme di denaro o di aver accumulato profitti illeciti personali, parlando piuttosto di comportamenti improntati a una certa superficialità, di “leggerezze” per l’appunto, commesse in un contesto lavorativo ormai più che ventennale. La sua linea difensiva, come emerso dalle cronache, tende a ridimensionare la portata delle contestazioni, negando che vi sia stato un personale arricchimento e spostando l’asse della propria condotta su un uso improprio, se vogliamo, dei privilegi legati alla tessera sconti aziendale, un benefit che sarebbe stato condiviso in particolare con alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, quelli che oggi compaiono tra i 44 indagati a vario Titolo per l’ipotesi di furto aggravato in concorso.
Le presunte complicità con poliziotti e carabinieri al centro dell'inchiesta
L’inchiesta della Procura di Roma, che ha già portato al trasferimento cautelare di nove poliziotti – tra cui un dirigente della Polfer, commissari e ispettori – e dodici carabinieri in servizio presso lo scalo ferroviario, poggia su un impianto accusatorio piuttosto dettagliato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, coadiuvati anche da una società di investigazione privata ingaggiata dalla stessa Coin dopo aver rilevato anomalie negli inventari, la cassiera avrebbe avuto un ruolo centrale nel presunto sistema di ruberie. Il meccanismo, stando a quanto emerso finora e alle immagini di videosorveglianza acquisite agli atti, sarebbe stato rodato: la merce – capi di abbigliamento, borse, cosmetici, profumi – veniva nascosta in un armadio vicino alla postazione della cassa numero cinque, nel reparto uomo, dopo che la donna ne aveva rimosso le placche antitaccheggio; a quel punto, all’arrivo dei militari o degli agenti, i sacchetti venivano consegnati senza che alcun corrispettivo venisse regolarmente registrato. In taluni casi, come per un episodio avvenuto il 26 dicembre del 2024, a fronte di sette capi e una borsa di una nota marca, il carabiniere avrebbe lasciato un contributo irrisorio di cinquanta euro, una somma del tutto sproporzionata rispetto al valore effettivo della merce. Non solo forze dell’ordine, però: nel calderone delle indagini figurano anche una ventina di dipendenti di altri esercizi commerciali della stazione, i quali avrebbero beneficiato dello stesso trattamento, pagando pochi euro o nulla per prodotti di valore ben superiore, con la complicità della cassiera che talvolta intascava direttamente il denaro contante senza emettere scontrino.
L'entità del danno e le prime reazioni difensive
Il dato che ha fatto scattare le verifiche interne, e che ha poi portato all’attuale inchiesta giudiziaria, è stato un ammanco di circa 184 mila euro emerso dall’inventario del 2024, una cifra che rappresentava oltre il dieci per cento del fatturato del punto vendita di via Giolitti, una percentuale ben superiore alla media fisiologica del settore, che si attesta di solito tra il due e il tre per cento. Una voragine che, secondo l’accusa, sarebbe stata colmata da piccole sottrazioni quotidiane, un stillicidio di merce che, goccia dopo goccia, ha prodotto un buco da centinaia di migliaia di euro. Di fronte a questo quadro, non sono mancate le repliche da parte delle difese degli indagati in divisa: l’avvocato Andrea Falcetta, che tutela otto dei carabinieri coinvolti, ha stigmatizzato quella che definisce una campagna stampa liquidatoria nei confronti dei suoi assistiti, ricordando come nell’ultimo anno gli stessi militari abbiano effettuato decine di arresti e denunce, e recuperato merce rubata per cifre ragguardevoli. Il legale ha parlato di episodi contestati dal valore di poche decine di euro, dei quali, ha assicurato, verrà dimostrata l’insussistenza, respingendo l’idea di un giro di furti da centinaia di migliaia di euro che li vedrebbe direttamente protagonisti. Il gip, dopo aver ascoltato i quattro dipendenti del negozio, ha ora cinque giorni di tempo per sciogliere la riserva ed eventualmente decidere se accogliere la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura. La posizione della cassiera, in attesa di questa decisione, rimane al centro di una vicenda giudiziaria che ha gettato un’ombra inquietante sul quotidiano presidio della legalità all’interno del principale scalo ferroviario della capitale.
Description: La cassiera del Coin di Termini si difende davanti al gip: “Solo leggerezze, nessun arricchimento”. L’inchiesta coinvolge 44 persone, tra cui 21 tra poliziotti e carabinieri.




