Le città più care d’Italia: Bolzano in testa, il Sud resiste ma l’inflazione morde
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Redazione Economia
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L’aumento del costo della vita, trainato soprattutto dai rincari su energia e alimentari, ha spinto l’Unione Nazionale Consumatori a stilare una classifica aggiornata delle città italiane dove la pressione sui bilanci familiari si fa sentire con più forza. I dati, elaborati incrociando le rilevazioni Istat di giugno 2025, dipingono un quadro in cui le differenze tra Nord e Sud permangono, ma con sorprese e criticità diffuse.
In cima alla graduatoria c’è Bolzano, dove la spesa media per una famiglia è arrivata a livelli che, in alcuni casi, triplicano quelli registrati in altre aree del Paese. Seguono, senza sconti, altri capoluoghi del Nord, con dinamiche inflazionistiche che, seppur attenuate rispetto ai picchi degli anni precedenti, continuano a erodere il potere d’acquisto. L’indice generale, al netto dei tabacchi, segna un +1,7% su base annua, ma è la voce “alimentari” a fare la differenza: il caffè, per esempio, ha subito un rincaro del 21%, mentre la frutta viaggia a +7,7%, numeri che si traducono in circa 337 euro in più all’anno solo per la spesa alimentare.
Tra le realtà più colpite spicca Alessandria, ventiduesima in classifica ma con un aumento annuo di 478 euro a famiglia, legato a un’inflazione locale dell’1,9%. La Puglia, nona per impatto sui bilanci, conferma invece come il Mezzogiorno, pur restando generalmente più accessibile, non sia immune dagli effetti della crisi.
Quello che emerge è un mosaico di disparità, dove i consumatori si trovano a fare i conti con rincari che, se da un lato riflettono andamenti globali – come la ripresa dei prezzi delle materie prime – dall’altro acuiscono squilibri territoriali storici. Senza contare che, come dimostrano i casi di Bolzano e Alessandria, persino all’interno delle macroaree le differenze possono essere marcate.




