L'inflazione cala a maggio, ma i consumatori non ne traggono beneficio: Bergamo tra le città più care
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Redazione Economia
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I dati definitivi diffusi oggi dall’Istat confermano che l’inflazione annua a maggio si è attestata all’1,6%, in calo rispetto all’1,9% di aprile, mentre quella mensile ha registrato una flessione dello 0,1%. Un dato che, se apparentemente positivo, nasconde però dinamiche più complesse, come sottolineato da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori: «Il calo è un’illusione ottica, perché i beni di prima necessità continuano a pesare sul bilancio delle famiglie».
A preoccupare, infatti, è l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, che su base annua mantengono un +3,2%, con un incremento mensile dello 0,4%. Se ad aprile l’inflazione era stata trainata da voci come il turismo, oggi sono gli acquisti quotidiani – quelli che incidono maggiormente sul potere d’acquisto – a segnare un ulteriore peggioramento, passando da +2,6% a +2,7%. Un segnale che, nonostante il rallentamento generale, la pressione sui consumatori resta alta.
Le città dove la vita costa di più
L’Istat ha anche reso noti i dati territoriali, sulla base dei quali l’Unc ha stilato la classifica delle città più care. In testa c’è Bolzano, dove un’inflazione tendenziale del +2,3% – la terza più alta d’Italia, alla pari con Venezia e Napoli – si traduce in una spesa aggiuntiva di 763 euro l’anno per una famiglia media. Seguono Siracusa, che con un +3% (il tasso più elevato del Paese) impone un aggravio di 695 euro, e Pistoia, dove il +2,4% equivale a 649 euro in più.
Bergamo si colloca al nono posto, confermando una tendenza che vede il Nord e alcune aree del Centro-Sud tra le più colpite. Al contrario, la Sardegna si distingue per i costi più contenuti: Cagliari, con un aumento annuo di 347 euro, è tra le realtà più economiche, mentre Sassari e Olbia-Tempio chiudono la graduatoria regionale.
Uno scenario frammentato




