Asiago, l'ultimo viaggio dei tre ragazzi. E il sindaco parla del superstite
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Redazione Interno
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La notte tra sabato e domenica, che avrebbe dovuto essere di festa per un compleanno, si è trasformata in una tragedia irreparabile per tre giovani vite stroncate sull’altopiano di Asiago, dove l’auto sulla quale viaggiavano, una Peugeot 207, ha perso il controllo andando a schiantarsi violentemente contro una fontana. Nicola Xausa, che da poco aveva compiuto vent’anni, aveva chiesto alla sorella, come faceva spesso, di usare l’auto per una serata con gli amici; una serata che, oltre a celebrare il compleanno di un amico caro, avrebbe potuto essere un doppio festeggio, visto che il suo era appena trascorso e quello di Riccardo Gemo cadeva il giorno prima. Invece, per lui, per Riccardo e per Pietro Pisapia, anche lui ventenne, non ci sarà più nessun altro compleanno da festeggiare. Il fratello di Nicola, nel ricordarlo, lo ha descritto come “il piccolo di casa, buono e gentile”, aggiungendo che “non sarà facile vivere senza di lui”, parole che racchiudono un dolore immenso e una assenza destinata a segnare per sempre le esistenze di chi resta.
Le esequie e il lutto delle comunità
I Comuni colpiti dal lutto, Lusiana Conco e Creazzo, si stringono attorno alle famiglie in un silenzio rispettoso, che ha portato persino alla decisione di abbassare le serrande delle attività in segno di cordoglio. Le celebrazioni funebri, che si svolgono in giorni diversi, segnano le tappe di un addio collettivo e straziante. Venerdì 24 ottobre, nella chiesa parrocchiale di Conco, parenti e amici hanno dato l’ultimo saluto a Nicola Xausa e a Pietro Pisapia, entrambi residenti nel comune altopianese, con una cerimonia congiunta iniziata nel primo pomeriggio. A Olmo di Creazzo, invece, mercoledì 22 ottobre, è stato ricordato Riccardo Gemo, nella chiesa di San Nicola, in un estremo commiato al quale hanno partecipato in molti, accomunati da una perdita che appare tanto più insensibile quanto più giovane è l’età di chi non c’è più.
Una striscia di dolore che sembra non finire
Quella che alcuni, con un’espressione carica di angoscia, hanno definito una “maledizione” per le zone di Lusiana Conco e Creazzo, è in realtà una catena di eventi luttuosi che, in un arco di tempo brevissimo, ha portato via diverse giovani vite, lasciando le popolazioni locali sgomente e stremate dal dolore. Solo un mese fa, infatti, si era svolto il funerale di Stefano Angonese, un tredicenne la cui scomparsa aveva già scosso profondamente la collettività; a maggio, era toccato a Elisa Spadavecchia, travolta e uccisa da una ruspa mentre era in spiaggia, in una morte assurda e violenta; a febbraio, infine, era stata la volta della piccola Lea Stevanovic, di soli dieci anni, morta in un tragico investimento. Ogni volta, il tessuto sociale si è lacerato, mostrando una vulnerabilità che si riapre, oggi, con la morte dei tre ragazzi ad Asiago.
Il ritorno a casa del sopravvissuto e le parole del sindaco
Mentre si svolgono i funerali, una notizia riguarda uno dei superstiti dello schianto, Otto Pasini, il ventunenne che è stato dimesso dall’ospedale di Asiago. Il suo ritorno a casa, come riferito, è avvenuto in un clima di massima riservatezza, gestito dalla famiglia con l’intento di proteggere il giovane da un’eccessiva esposizione pubblica; è plausibile, infatti, che egli possa aver bisogno di un sostegno psicologico specializzato per elaborare il trauma di aver visto morire i propri amici e di essere scampato a un evento di tale gravità. Il sindaco, parlando della sua situazione, ha osservato che “lui è sopravvissuto e il suo caso può fare da monito”, in una dichiarazione che, al di là delle intenzioni, sembra caricare sulle spalle del ragazzo il peso simbolico di un esempio, mentre un altro ferito, Mirko Bez, originario di Belluno, rimane in condizioni gravi.




