Mediobanca, con l’uscita di Mediolanum il patto scende al 7%. Ecco chi resta in gioco

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’accordo di sindacato che da quasi settant’anni garantisce il controllo su Mediobanca, la merchant bank fondata da Enrico Cuccia, si è ulteriormente assottigliato. Con l’addio di Mediolanum, che ha ceduto il suo 3,5% attraverso un collocamento accelerato a 18,85 euro per azione, la quota complessiva del patto è scesa al 7%, segnando un nuovo passo indietro per quello che un tempo era un blocco granitico. La società di Massimo Doris, incassando 548 milioni, ha preferito smarcarsi da un legame storico, lasciando spazio a speculazioni sul futuro degli equilibri in Piazzetta Cuccia.

Non è la prima defezione di rilievo. Negli ultimi mesi hanno abbandonato il patto anche Vittoria Assicurazioni (0,27%), la famiglia Gavio (0,2%) e i Pittini (0,42%), riducendo ulteriormente un fronte già indebolito. Sebbene l’operato di Mediobanca resti saldo nelle mani del management guidato da Alberto Nagel, la mossa di Mediolanum arriva in un momento delicato, segnato dall’OPS lanciato da Monte dei Paschi e dal nuovo piano industriale presentato dalla banca.

I mercati hanno reagito con immediatezza: il titolo ha perso il 4,2% in Borsa, chiudendo a 18,9 euro, appena cinque centesimi sopra il prezzo di piazzamento. Un tonfo che dimostra come l’uscita di un socio storico non passi inosservata, nonostante le rassicurazioni sul futuro e le promesse di generosi dividendi. Intanto, Matteo Salvini – senza entrare nel merito delle scelte finanziarie – ha espresso sostegno all’operato di Mps, in un gioco di influenze politiche che spesso si intreccia con le dinamiche del capitale.

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